Tentato omicidio con il farmaco: dure condanne per madre e figlio

Inflitti 13 anni e 8 mesi a Lo Russo: voleva uccidere il marito. Pena di 12 anni e 8 mesi per Gruosso Il pm: «La donna cercava l'omicidio perfetto e fece ricerche su internet: agì con premeditazione»
PESCARA. Ventisei anni complessivi di condanna per Lady Coumadin, Daniela Lo Russo, e per suo figlio Michele Gruosso, per il tentato omicidio del secondo marito della donna, Antonio Di Tommaso. Dopo una lunga serie di rinvii motivati da indisposizioni varie dei due principali imputati, ieri per madre e figlio è arrivata la resa dei conti che il collegio presieduto da Maria Michela Di Fine ha deciso nel giro di un'ora e mezza di camera di consiglio. Condanna per entrambi: 13 anni e 8 mesi per Lo Russo, 12 anni e 8 mesi per il figlio Michele.
LA REQUISITORIA «Se non si fosse intervenuto con indagini e misura cautelare, oggi staremmo parlando sicuramente di altro: fortunatamente, è stato evitato l'esito infausto per la parte offesa». Ha esordito così la sua requisitoria il pm Rosangela Di Stefano, conclusa con una richiesta di condanna non lontana dalla sentenza decisa dal tribunale: 17 anni per la Lo Russo, 13 per suo figlio per aver orchestrato una sorta di omicidio perfetto ai danni della parte offesa, utilizzando dosi massicce di Coumadin, un potente farmaco anticoagulante che, combinato con una aggressione organizzata sempre dai due, avrebbe portato alla morte Di Tommaso per una emorragia interna.
OMICIDIO PERFETTO Ed ecco appunto il senso dell'omicidio perfetto, sfumato per l'intuizione dei carabinieri e dei medici che appurarono la presenza nel sangue di quella sostanza mai assunta dal paziente e mai somministrata nei vari ricoveri in ospedale. La pubblica accusa ha puntato molto anche sulla premeditazione e sull’organizzazione di quell'omicidio sfumato. «Non si trovano in casa falsi timbri di medici, se non si ha un obiettivo preciso che diventa un indice di premeditazione».
RICERCHE SU INTERNET Il pm Di Stefano parla delle ricerche fatta dalla Lo Russo su internet: «La donna cercava un modo per uccidere il marito, per preparare l'omicidio perfetto. Le sue ricerche su internet su che cosa provoca l'infarto ne sono la dimostrazione. Lo voleva fare in qualsiasi modo. La premeditazione c'è tutta, se pensiamo al lungo lasso di tempo tra la preparazione e l'esecuzione».
MAZZA DA BASEBALL Il pubblico ministero si sofferma anche sull'episodio dell'aggressione a Di Tommaso, che era uno dei passaggi fondamentali del diabolico piano di madre e figlio. «Risulta dagli elementi agli atti, dalle dichiarazioni dei medici, dalle intercettazioni telefoniche e dalle certificazioni sanitarie come al Di Tommaso», spiega ancora il pm , «fu somministrato il Coumadin fin da gennaio 2016, epoca cui risalgono i primi ricoveri per inspiegabili e gravi emorragie, e che il 10 luglio 2016 questi fu aggredito appena uscito di casa dal colombiano Mosquera senza apparente motivo e con l'impiego di una mazza da baseball su commissione di Gruosso e della Lo Russo che nutrivano da tempo un sentimento di acredine verso il nucleo familiare della vittima, dettato da vicende personali ed economiche».
LE INTERCETTAZIONI L'accusa cita alcune eloquenti intercettazioni del figlio con il colombiano: «Deve perdere sangue, al resto ci penso io», e della madre con Michele che quasi lo rimprovera per l'incapacità degli aggressori: «Due bastonate gli hanno dato e basta, poi sono scappati». E la precedente intercettazione dove la donna ricordava al figlio che bisognava agire subito: «Oggi è l'ultimo giorno, attento perché devono agire» e il pm spiega al collegio che il Coumadin riesce ad avere effetti entro 5 giorni e quello era l'ultimo giorno valido dall'ultima somministrazione del farmaco.
LA DIFESA L'ultimo difensore d'ufficio di Lo Russo (ne ha cambiati sette), l'avvocato Di Lodovico, ha sollevato il dubbio sulla reale volontà della donna di uccidere il marito che non è mai stato in pericolo di vita: «Voleva forse solo apportare delle lesioni personali», e infatti conclude chiedendo la derubricazione del tentato omicidio. Il difensore di Gruosso, l'avvocato Abruzzese, dissente invece con la ricostruzione del pm: i fatti sono abbastanza certi, ma vanno interpretati».
Insomma, sostiene che Gruosso da una parte faceva finta di accontentare la madre nelle sue richieste e dall'altro le disattendeva. E finisce per chiedere l'assoluzione per non aver commesso il fatto per il suo cliente.
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