Tentato omicidio, la donna resta in carcere

2 Agosto 2016

Il giudice respinge la richiesta di domiciliari: «C’è rischio che contatti il marito e commetta altri reati»

PESCARA. Issarsi sul pericoloso crinale di una dichiarazione in netto contrasto con le affermazioni rilasciate dagli altri due arrestati, uno dei quali - il figlio - ha puntato il dito contro di lei, costa a Daniela Lo Russo la permanenza in carcere e il primo no del giudice alla concessione degli arresti domiciliari. «Potrebbe tentare di contattare il marito e commettere altri reati», giustifica la misura più pesante il gip.

Al primo step dell’inchiesta post arresti, la donna accusata di avere organizzato il pestaggio del marito, 52enne imprenditore di Spoltore, e poi di avere tentato di ucciderlo somministrandogli dosi di Cumadin, un anticoagulante che avrebbe dovuto provocare delle emorragie interne letali, vede subito minata la sua credibilità dallo stesso giudice che ha emesso la misura cautelare. E che ha già incassato la confessione di Michele Gruosso, 22 anni, il figlio di lei, e del colombiano Edwin Andrey Mosquera, 30 anni, sulla spedizione violenta sotto casa della vittima. Gianluca Sarandrea, infatti, nell’ordinanza con cui nega alla 42enne pugliese la libertà, entra nel merito dell’interrogatorio di garanzia di giovedì scorso, reso 24 ore dopo quello del figlio della donna, pure accusato di tentato omicidio, e ne piccona le certezze: «Non è emerso alcun elemento dal quale poter trarre il convincimento di una mutazione del quadro indiziario a carico della Lo Russo», scrive il gip, che richiama anche il parere contrario alla libertà espresso dal pm Rosangela Di Stefano, «né può dirsi che alcuna circostanza in tal senso sia comunque emersa dall’interrogatorio, là dove» la Lo Russo «si è dichiarata estranea ai fatti a lei ascritti, dovendosi rilevare come la versione dei fatti da lei proposta risulta in netto contrasto con le risultanze investigative». Il carcere resta la misura cautelare più adeguata, dunque, secondo il gip. «Il marito», scrive Sarandrea, «ha mostrato in varie occasioni di affidarsi completamente a lei e dunque vanno evitati contatti tra le parti». La Lo Russo, assistita dall’avvocato Giancarlo De Marco, punta ora al Riesame. Una strada piastrellata di buone intenzione, ma ancora in salita verso il traguardo della scarcerazione.