Tentò di uccidere in casa lo zio e la sua compagna: i telefoni svelano il movente

Nico Fasciani continua a mantenere il silenzio sugli spari dello scorso maggio ma dai messaggi con le due vittime emergerebbe la pista legata alla droga
PESCARA. Il 5 ottobre prossimo la Corte di Cassazione si esprimerà sul ricorso presentato dai legali di Nico Fasciani, il 25enne di Civitaquana accusato del duplice tentato omicidio dello zio Giancarlo Fasciani e della sua compagna, Paola Palma.
Contro la detenzione dell’indagato, il collegio difensivo (Guido Carlo Alleva del foro di Milano e Maura Morretti di Pescara) aveva presentato una istanza rigettata dai giudici del tribunale del riesame che avevano ritenuto più che valide le motivazioni addotte dal gip Fabrizio Cingolani che aveva confermato l’arresto di Fasciani. E ora, quindi, si attendono le decisioni della Corte sul ricorso, riguardo ad alcuni aspetti tecnici che potrebbero aprire, stando a quanto sostengono i legali, uno spiraglio sulla scarcerazione di Nico Fasciani.
Ma gli sviluppi delle indagini condotte dal sostituto procuratore Fabiana Rapino si sarebbero arricchite di ulteriori elementi che potrebbero finalmente fornire una pista all’aggressione avvenuta lo scorso 17 maggio a Civitaquana, all’interno dell’abitazione della coppia, a opera del nipote. Quest'ultimo, dopo l’arresto eseguito dai carabinieri che lo avevano raggiunto a casa del padre dove si era rifugiato, aveva proferito soltanto qualche parola: «Ho fatto una cazzata, la pistola è dentro l'autovettura». Poi il silenzio assoluto. Nessuna risposta al giudice in sede di interrogatorio di garanzia, e anche il secondo tentativo di interrogatorio richiesto dal pm sarebbe andato a vuoto. Mutismo totale da parte di Fasciani.
Ma ora novità sarebbero emerse dall’esame dei telefonini delle due vittime e dello sparatore, disposto dalla procura. Sarebbero venuti fuori dei messaggi, sicuramente criptati, dai quali emergerebbe una situazione delicata tra i tre e terze persone, legata probabilmente alla pista della droga che pare si faccia sempre più strada quale movente del duplice tentato omicidio. E proprio la consulenza informatica potrebbero portare a disegnare uno scenario completamente diverso sui rapporti tra le vittime e l'aggressore. E anche l’ostinazione di quest’ultimo a non fornire agli inquirenti un movente per quella sparatoria, lascia ritenere che Nico Fasciani potrebbe temere qualche ritorsione da parte di eventuali altri soggetti legati a questa vicenda. Si tratta comunque di supposizioni, visto l’assoluto riserbo degli investigatori e della procura, ma la consulenza tecnica sui cellulari avrebbe evidenziato dei messaggi poco chiari che la magistratura sta cercando di decifrare.
Quella sera del 17 maggio scorso, Nico Fasciani, che abita vicino a casa dello zio, si era recato a casa di quest’ultimo, e dopo aver chiesto di andare in bagno, ne era uscito con una pistola in pugno esplodendo otto colpi calibro 22 che raggiunsero lo zio e la compagna anche in parti vitali, ma fortunatamente senza provocarne il decesso. Una aggressione premeditata, come hanno sostenuto procura e gip visto che l’uomo entrò nell’abitazione con una pistola nascosta in tasca. E allora, considerato l’inspiegabile silenzio dello sparatore anche a distanza di mesi dal fatto, una delle domande che si pongono gli inquirenti è se Nico Fasciani abbia agito di sua iniziativa o dietro precisa indicazione di qualcuno che aveva magari interesse a «punire» la coppia, e in particolare lo zio che con la droga aveva avuto a che fare, rifornendo, stando sempre a quanto accertato dalle indagini, a volte anche lo stesso nipote Nico che sarebbe stato addirittura invogliato a spacciare per lo zio.

