Teodoro scarica il Pd: «Farò il sindaco»

1 Aprile 2019

L’assessore boccia la candidatura di Ciofani proposta dai dem e annuncia che correrà da solo. Parte l’esodo di altre civiche

PESCARA. Alle 20,30, dopo una giornata di febbrili trattative e continui contatti telefonici, Gianni Teodoro ha annunciato che correrà da solo per la carica di sindaco. Qualsiasi possibilità, almeno fino a ieri sera, di trovare un accordo con il Pd sul nome di un candidato comune, è naufragata clamorosamente. L’assessore ha bocciato senza mezzi termini la proposta avanzata dai dem di far correre l’avvocato Carmine Ciofani.
Ieri pomeriggio il segretario provinciale del Partito democratico Enisio Tocco aveva pensato di convocare un nuovo vertice di coalizione, per oggi pomeriggio o per domani, per riaprire una trattativa con i fratelli Teodoro, interrotta bruscamente sabato mattina quando nella sede dei dem di via Lungaterno si è consumato lo strappo con il capogruppo Piernicola Teodoro, che ha lasciato la riunione in anticipo criticando la scelta di Ciofani e ponendo come condizione per un accordo la candidatura a sindaco di Gianni Teodoro o dell’altro fratello Maurizio.
LO STRAPPO DI TEODORO. Le dichiarazioni dell’assessore non lasciano dubbi. La sua decisione di rompere con il centrosinistra appare irrevocabile. «Dopo un lungo confronto avviato tra il Partito democratico e le liste civiche della coalizione», ha affermato Gianni Teodoro, «prendo atto che una parte del Pd ha ritenuto di indicare la figura di un candidato sindaco il cui profilo si pone in antitesi con la figura di candidato tratteggiata dal tavolo della coalizione». «Il polo civico», ha rivelato, «ha condiviso con il resto della coalizione che la figura del candidato sindaco fosse individuata tra coloro che avessero chiari requisiti, quali l’avere un grande consenso tra i cittadini, la conoscenza dettagliata dei problemi del territorio, oltre che una consistente esperienza nell’amministrazione comunale e, soprattutto, capacità di dialogo con la città e, in particolare, con quella parte della comunità cittadina che vive nei quartieri periferici».
«FARÒ IL SINDACO». Da qui l’annuncio della sua candidatura. «Per questo motivo», ha spiegato Teodoro, «importanti settori della società civile, del mondo imprenditoriale e delle professioni mi hanno espresso il loro sostegno, sia attraverso la propria adesione al progetto civico della Lista Teodoro, sia chiedendomi un impegno diretto e personale per la guida della città». «Pescara», ha aggiunto, «è una città che corre veloce incontro al futuro, è la più ricca dell’Abruzzo ma, a volte, perde di vista coloro che hanno più bisogno di aiuto. E nessuno deve rimanere indietro». «Per questo», ha concluso, «ho deciso di candidarmi e guidare la città per i prossimi cinque anni e di farlo tenendo ben presente che il vero cambiamento dovrà essere a trazione civica, mettendo in campo persone conosciute, capaci, oneste». Ora, c’è il rischio che altre liste civiche possano seguire Teodoro e staccarsi dal centrosinistra.
IL PD NEL CAOS. A questo punto, gli appelli lanciati per tutta la giornata da esponenti del Pd per cercare di ricompattare la coalizione sono caduti nel vuoto dopo la decisione di Teodoro. Il segretario cittadino Moreno Di Pietrantonio aveva sottolineato la necessità in questo momento di «fare quadrato e di restare uniti, evitando inutili polemiche che i cittadini, soprattutto il nostro popolo, non capirebbero». Invece, il segretario regionale dei Giovani democratici, nonché consigliere comunale, Mirko Frattarelli aveva detto che «se il Pd e i suoi alleati vogliono tornare a vincere, hanno bisogno di un candidato forte e autorevole, un programma per la città ampiamente condiviso dai partiti, dalle associazioni, dai sindacati e dai cittadini».
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