Teramo ci crede ancora «Possiamo ribaltarla»

21 Agosto 2015

Il sindaco suona la carica: non sarebbe giusto essere un capro espiatorio Tifosi amareggiati ma calmi, nessun incidente. La società: stateci tutti vicini

TERAMO. Piazza Martiri della Libertà, ore 10 di ieri: poco dopo l'uscita della sentenza di primo grado un nutrito gruppo di tifosi storici del Teramo si ritrova a commentare il verdetto del tribunale federale. C'è molta amarezza nel popolo biancorosso. La sentenza è come un pugno nello stomaco che, almeno per il momento, manda in frantumi il sogno di disputare la serie B conquistata sul campo. «Ma io ci credo ancora», dice il giovane tifoso Gian Marco Franci, che per l'occasione indossa la t-shirt con su scritto "Che sBallo", ideata per i festeggiamenti della promozione, «e sono convinto che alla fine giustizia sarà fatta. I 24 risultati utili consecutivi non sono stati frutto di aiuti o di casualità. E' stata una cavalcata straordinaria e vista in tutta Italia. Credo nell'innocenza del presidente Campitelli. Tra qualche giorno, pertanto, ci ridaranno ciò che ci spetta». Il secondo grado di giudizio, per molti sostenitori del Teramo, viene visto come l'àncora di salvezza a cui aggrapparsi per scacciare l'incubo della D. «Le motivazioni di questa prima sentenza possono essere tranquillamente smontate», è la frase più ricorrente. Gli umori, in piazza Martiri, sono però contrastanti. E c'è anche chi, in preda alla rassegnazione, scuote la testa e la vede nera: «Il calcio a Teramo sta per finire. Ripartire dai dilettanti sarà durissima. Allo stadio non metterò più piede». Nessun problema, per fortuna, sul piano dell'ordine pubblico. In piazza c’erano carabinieri e polizia, ma reazioni rabbiose della tifoseria non ce ne sono state.

IL SINDACO. «Lotteremo per mantenere la serie B, il Teramo l'ha conquistata sul campo anche a Savona». La sentenza del tribunale federale nazionale della Figc non scoraggia il sindaco Maurizio Brucchi. Ci sono «amarezza, sconcerto e un po' d'indignazione» nelle parole del primo cittadino per la condanna alla retrocessione in serie D che suona come «una punizione esagerata per quello che si è letto nella motivazione, per il confronto con il passato e con altri casi simili. Non vorrei che il Teramo diventi il capro espiatorio di una campagna di moralizzazione del calcio», sottolinea Brucchi, per il quale le motivazioni della sentenza non dimostrano il coinvolgimento diretto del presidente nella presunta combine per la partita con il Savona. La condanna, dunque, assume dimensioni sproporzionate. «Il Teramo calcio ha sempre dimostrato serietà, i centodue anni di storia devono avere il loro peso», tiene a precisare il primo cittadino, «e Campitelli è pulito, un imprenditore con la i maiuscola». Brucchi, nonostante la mazzata ricevuta dal tribunale federale, invita la tifoseria alla calma e per stemperare la tensione guarda all'unico risvolto positivo della sentenza, che ha cancellato il -20 in classifica. «Ci hanno tolto la Siberia, un piccolo passo in avanti è stato fatto», osserva, «continuo a essere fiducioso». Il sindaco non nasconde comunque il timore che la condanna «rischia di cancellare il calcio in città», ma aspetta l'esito dell'appello e nel frattempo è pronto a far valere il suo peso per difendere le ragioni del Teramo. Oltre ad aver subito invitato Campitelli nel suo ufficio, per rincuorarlo e garantirgli il proprio sostegno, il primo cittadino ha telefonato al presidente della Lega di serie B Andrea Abodi per verificare le voci secondo cui l'Ascoli sarebbe stato già inserito nel calendario del prossimo campionato. «Mi ha spiegato che non è così», riferisce, «al momento c'è una X al posto del nome della squadra». La speranza è che il Teramo possa tornare a occupare quella casella vuota. «Abbiamo perso una battaglia ma la guerra è appena iniziata», conclude il sindaco, «chi deve giudicare tenga conto che dietro alla squadra ci sono una città e un sistema economico».

LA SOCIETÀ. In serata il Teramo ha diffuso una nota in cui parla di «ingiusta decisione», di «penuria di chiarezza nelle motivazioni» e di «sete giustizialista» e afferma: «Ci sentiamo la vittima sacrificale dell'estrema ed ingiustificata fretta con cui è stato celebrato il processo». Segue un appello alla tifoseria e alla città tutta «di mostrare quella che è la nostra stessa fiducia con correttezza, intelligenza e unità d'intenti, in attesa del secondo grado di giudizio», La chiusura è: «Ci crediamo, come prima, più di prima!».

Gaetano Lombardino

Gennaro Della Monica

©RIPRODUZIONE RISERVATA