Teramo. Vuole sposare un ragazzo italiano. Presa a sassate dal padre

Un 63enne marocchino per anni ha maltrattato la famiglia con aggressioni fisiche e verbali. Quando la figlia ha comunicato il matrimonio, l’uomo ha impedito alla moglie di mantenere i contatti
TERAMO
Un uomo violento e aggressivo che per anni ha oppresso la moglie e i due figli. Un despota che pretendeva di dettare le regole e governare la vita dei famigliari e che ha perso la testa quando la figlia ha deciso di andare via di casa per sposare un ragazzo italiano. Quella scelta per il padre padrone ha rappresentato un atto di inaccettabile ribellione sia perché presa in autonomia dalla ragazza sia perché lo sposo è italiano. Lui, un 63enne marocchino, è finito ammonito dal questore per questo e per una serie di episodi violenti dei quali si è reso responsabile negli ultimi anni nei confronti della famiglia. L’uomo vive da tanti anni a Teramo con la moglie 49enne (sua connazionale) e i due figli, entrambi maggiorenni. Il clima in casa sarebbe stato sempre teso, come ricostruito dalla polizia. Aggressioni fisiche e verbali, offese, svilimento e restrizioni: questa la quotidianità vissuta dalla donna e dai figli. Il 63enne in più occasioni avrebbe umiliato ed alzato le mani sui famigliari, mortificandoli sistematicamente. La situazione, già critica, è peggiorata un anno fa quando la figlia ha comunicato la decisione di sposarsi con un cittadino italiano abbandonando, conseguentemente, l’abitazione familiare. Il 63enne ha osteggiato la scelta, ha inveito contro la figlia e la moglie, ha spaccato mobili e suppellettili. Ha infine vietato, e di fatto impedito per mesi, alla moglie di continuare a mantenere i rapporti con la figlia. La ragazza ha vissuto da quel momento un lungo periodo di vessazioni da parte del padre, che la pedinava, controllava, assillava. Una tensione crescente in casa che una sera è culminata con pugni e schiaffi alla moglie e minacce al figlio con il coltello.
A giugno scorso, nel corso dell’ennesima lite, il 63enne ha preso a sassate la moglie e la figlia che si erano incontrate per poi picchiare il figlio intervenuto a loro difesa. Il ragazzo, minacciato dal padre di morte con un pezzo di vetro, in quella circostanza è rimasto ferito per via dei pugni presi. La drammatica situazione famigliare è finita al centro di una denuncia e di un’indagine per maltrattamenti che in prima battuta ha portato all’emissione di un ammonimento, da parte del questore Pasquale Sorgonà, verso il 63enne. L’ammonimento è uno degli strumenti adottati dal questore per contrastare la violenza di genere: è una misura di prevenzione emessa a carico di autori di violenza domestica, stalking e revenge porn con la quale viene intimato all’autore di astenersi dalla reiterazioni di analoghe condotte ed invitato a partecipare ad un percorso di recupero presso centri specializzati. L’ammonimento comporta anche il ritiro di eventuali armi.
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