Terme Caramanico, l’ira di Parone

Il sindaco contro la Regione dopo la quinta asta deserta: situazione drammatica
CARAMANICO TERME. «Le Terme devono essere vendute in un unico pacchetto, impianto più acque, questa è la nostra richiesta ufficiale. Invece mi giunge voce informale che le acque siano state assegnate dalla Regione, mentre le aste per la vendita di spa e impianti continuano ad andare deserte con l’obiettivo, sicuramente, di abbassare il prezzo. È in atto una speculazione non compatibile con la drammatica situazione economica in cui versa il comparto maiellino dopo la chiusura delle Terme, quasi cinque anni fa. Tutto questo è follia. Alla Regione chiediamo un incontro perché Caramanico deve tornare protagonista delle trattative». Franco Parone, neo sindaco di Caramanico, sulla riapertura delle Terme ha puntato tutto il suo mandato amministrativo.
E ora la situazione che si sta profilando dopo l'ennesima, la quinta, asta deserta per la vendita degli impianti valutata questa volta 5.687.876 euro per il lotto 1 (lo stabilimento termale la cui perizia fissava il valore a circa 10 milioni di euro), e 7.958.349 euro per il lotto 2 (la spa), il cui valore periziato era pari a circa 14 milioni. Fino a due giorni fa, l’assegnazione delle acque all’azienda vincitrice del bando, la Dre srl, era data in forse. Ma ieri al sindaco di Caramanico Terme è giunta «voce che invece è accaduto, cercheremo di avere notizie ufficiali in merito», ha detto Parone nel pomeriggio di ieri, «ma se così fosse, la situazione si complicherebbe perché il presupposto sarebbe anomalo e anche contro legge. Non è concepibile una vendita disgiunta degli impianti da una parte e dello sfruttamento delle acque dall’altra. In questa situazione le regole del gioco le detta chi detiene il controllo delle acque, invece avremmo voluto discutere con la Regione, e voglio precisare che non intendo andare allo scontro, ma semplicemente ragionare. Tutto l'assetto immobiliare e delle acque che ci permetterebbe, come Comune, di tornare protagonista delle trattative e di mettere sul tavolo l'ipotesi di un unico procedimento. Ma le tempistiche devono, o dovevano, collimare. Peraltro siamo creditori dalle Terme di circa 3 milioni di euro e sono soldi che rischiamo di perdere», se la situazione sfuggirà al controllo alla neo amministrazione comunale che ha un solo obiettivo, «riaprire lo stabilimento termale per il bene del territorio».
Parone non intende stare a guardare: «Il primo step, ora, è capire se davvero ci sono state le assegnazioni del bacino acquifero composto dalla sorgente storica “La salute” con una portata di 0,9 litri al secondo e dalle altre sorgenti, Gisella, Gisella 2 e Silvia, a regime con 0, 4 litri al secondo, tutte appena sufficienti per coprire i reali fabbisogni. E poi c’è la sorgente del “Pisciarello” che sgorga acqua oligominerale». Queste sorgenti fanno parte del pacchetto di cui la eventuale azienda aggiudicataria entrerà in possesso. «Verificheremo se risponde al vero l’assegnazione alla Dre, ma così come Federterme, anche noi riteniamo una follia la vendita disgiunta, e poi elaboreremo una nuova strategia da proporre alla Regione» chiude Parone. Sulla vicenda torna a polemizzare il vice presidente del Consiglio regionale, Antonio Blasioli: «Quella che viene sarà un’altra stagione turistica senza terme e non è detto sia l'ultima, visto che adesso si è creata una situazione in cui chi ha la concessione delle acque si trova in posizione dominante e potrebbe decidere di far scendere ulteriormente i prezzi delle aste, prima di acquisire i beni. Mi riservo di esprimere giudizi su quanto si sta verificando, ma un giudizio politico è inequivocabile: avete massacrato Caramanico Terme», conclude Blasioli rivolto ai vertici regionali.

