Terme di Caramanico chiuse: politica in campo per il rilancio

10 Gennaio 2023

Il consiglio provinciale approva la costituzione di un tavolo con i sindaci per affrontare la questione Il Pd chiede un intervento diretto della Regione. Sospiri: «Speriamo che si facciano avanti i privati» 

PESCARA. La politica si mobilita per le Terme di Caramanico e lo fa alla vigilia della prima asta, prevista il 25 gennaio, suddivisa in due lotti, per un prezzo base totale di 24 milioni e 800 mila euro. Ieri se n’è parlato in una seduta ad hoc del consiglio provinciale, chiamato ad esprimersi su richiesta dei consiglieri Gianni Chiacchia, Federico Acconciamessa, Alessandro D’Ascanio e Nunzio Di Donato, preoccupati per il lungo stop che la chiusura delle Terme (da 3 anni) ha imposto al turismo, all’occupazione e anche all’offerta termale, dopo il fallimento della società. L’incontro, aperto a parlamentari e Regione, si è concluso con la decisione, unanime, di dar vita a un tavolo permanente con la partecipazione di consiglieri provinciali, Regione e tre sindaci per ogni zona della provincia, vale a dire Val Pescara, area vestina e valle della Nora. «Un tavolo», spiega il presidente Ottavio De Martinis «che non si occuperà solo di Caramanico ma tornerà a riunirsi anche su altre questioni chiamando a partecipare parlamentari, consiglieri e assessori regionali. Pur non avendo competenza sulle Terme, la Provincia farà da coordinamento e collante. Intanto abbiamo acceso un focus e la speranza di tutti è che le Terme ripartano grazie a un investitore privato, sempre che la Regione non decida un investimento in questo senso, come è stato chiesto in Consiglio».
Sono solo «parzialmente soddisfatti» i consiglieri Chiacchia, D’Ascanio, Acconciamessa e Di Donato. «Il tavolo dovrà affrontare questa emergenza e ragionare sull’eliminazione degli ostacoli per la riapertura delle Terme (che difficilmente avverrà entro il 2023), oltre a ragionare sull’attrattività turistica dell’area, riprendendo poi il cammino interrotto della realizzazione della piscina pubblica termale. Dispiace», hanno aggiunto, «l’assenza del presidente della Regione Marco Marsilio, degli assessori regionali all'Ambiente Nicola Campitelli e alla Sanità Nicoletta Verì. Vigileremo affinché non continui la disattenzione regionale». «Nulla si sta facendo per dare futuro a tutto il comprensorio, ai lavoratori che sono stati il motore delle Terme, e per assicurare servizi a un’utenza imponente, del tutto ignorata», hanno rincarato i consiglieri regionali del gruppo Pd che in aula erano rappresentati da Antonio Blasioli e Silvio Paolucci. La proposta del Pd è questa: «la Regione dovrebbe tornare a farsi parte attiva, acquistando i beni indispensabili all’erogazione delle cure termali, per arrivare a un unico bando che tenga conto sia del patrimonio delle Terme sia della gestione delle acque e delle cure», evitando un disallinamento tra i due aspetto. «Ora la palla passa alla Regione: ci auguriamo», ha detto Luca La Selva, consigliere di Uniti per Caramanico, «che il 25 gennaio alla prima asta arrivi una volontà chiara attraverso l’acquisizione dei beni da parte dell’ente regionale». L’onorevole Luciano D’Alfonso ritiene che «per fare in modo che risponda il migliore investitore, ci devono essere fondi della Regione, destinati a innovare e rilanciare anche il contesto circostante. Un modo per far capire che la Regione ci tiene».
«Tutto ciò che si poteva fare è stato fatto ma non possiamo contrarre i tempi della procedura fallimentare», replica il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, ieri in aula con il dirigente Dario Ciamponi mentre per il Comune è intervenuto il sindaco Luigi De Acetis. «Abbiamo recuperato tempo e fondi», ha detto Sospiri, «e il 24 presenteremo l’esito delle indagini sulle sorgenti termali, che saranno alla base della nostra asta per lo sfruttamento delle acque termali. E abbiamo salvato le somme per la piscina. Ora speriamo che si facciano avanti i privati». «La Regione non poteva fare altro», gli fa eco il deputato Guerino Testa, «ed è possibile che la prima asta non vada a buon fine», ha aggiunto. «Ma dagli interventi in aula mi è sembrato di assistere più a una tappa della campagna elettorale per le prossime elezioni che a un sincero interesse per le Terme».