Terme, la riapertura è a rischio Il sindaco si appella alla Regione

22 Maggio 2021

La società che gestisce l’impianto reclama i ristori Covid entro il 1° luglio. In attesa 180 lavoratori De Acetis: «Ma le difficoltà di una singola azienda non possono mandare in crisi un intero paese» 

PESCARA. Inizia a luglio 2018, con la messa in liquidazione, la dolorosa vicenda delle Terme di Caramanico. La società, da allora, ha lavorato su un piano industriale per la richiesta di concordato preventivo al Tribunale di Pescara, vicenda che si è conclusa, lo scorso febbraio, con il rifiuto da parte dei giudici. La bocciatura del piano non ha consentito all'amministrazione di Caramanico di poterlo valutare. «Quanto susseguitosi finora» spiega il sindaco Luigi De Acetis «si inserisce in un quadro anomalo, nel panorama termale italiano, che rivela come la proprietà degli stabilimenti termali è in mano ai privati sin dal 1949 con scarsi o nulli appigli, per l'ente pubblico, di poter intervenire. Il Covid non ha aiutato». A fronte di questo l'amministrazione, pur non potendo intervenire sulla vicenda di una azienda privata in crisi ma «non potendo neanche rimanere inerte», precisa il sindaco, «ha richiesto alla Regione Abruzzo l'attuazione, e anche una revisione, dell'intesa istituzionale del 2014 inerente la compartecipazione tra ente pubblico e impresa privata nello sfruttamento della risorsa acqua sulfurea, per evitare che il ripetersi di situazioni in cui, per le difficoltà di una singola azienda, un intero paese venga messo in crisi». Durante la stagione termale infatti, che si svolge dalla primavera all'autunno, affluiscono in paese migliaia di utenti da ogni parte d'Abruzzo, che poi frequentano le attività commerciali cittadine, oltre quelli che preferiscono trascorrere il periodo di cura negli alberghi e nelle pensioni: una frequentazione che viene meno e che costringe anche le circa 180 unità lavorative, tra fissi e stagionali, impiegate anche negli annessi hotel Résèrve e Albergo Maiella, a restare senza occupazione e stipendio. Senza Terme, insomma, Caramanico perde la sua linfa vitale. In queste ultime settimane si sono susseguiti diversi incontri in Regione fra i vari assessorati (Attività produttive, Sanità, Termalismo) con l'amministratore delegato delle Terme Franco Masci ed il sindaco De Acetis, per cercare di comprendere le reali possibilità della società termale, che finora ha accumulato un debito di circa 25 milioni di euro, di poter garantire anche quest'anno lo svolgimento della stagione di cure. La società reclama l'erogazione dei ristori da Covid-19 senza i quali, a detta dell'amministratore, non sarebbe in grado di garantire la riapertura. Ulteriore step l'altro ieri, in Regione a Pescara, Masci e De Acetis hanno incontrato il presidente Marco Marsilio, il vice Sospiri e gli assessori Verì, Campitelli ed altri esponenti politici e dirigenti per fare il punto della situazione. Verì ha confermato che le Terme hanno il pieno budget disponibile assegnato anche per il 2021 e la giunta regionale ha deliberato le linee guida con le spese ammissibili per i ristori previsti dall’ordinanza 104 del 2020. Ma Terme attende di conoscere l'importo della cifra ristorabile, a fronte di un debito di 600mila euro da onorare con i fornitori.
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