Terreni di montagna Parte da Caramanico una proposta di legge
Il Comune promotore del recupero delle aree abbandonate per riunirle e svilupparle anche in termini di prevenzione
CARAMANICO. Il comune di Caramanico si fa promotore di una proposta di legge per favorire il recupero dei terreni incolti e il rilancio di una “green economy” nelle aree montane e pedemontane italiane. Ci sono milioni di ettari di terreno, sui versanti dell’Appennino e di parte delle Alpi, un tempo coltivati e utilizzati prevalentemente per un’economia agro-zootecnica di sussistenza legata alla sopravvivenza delle comunità locali, che sono oggi dimenticati , fuori da qualsiasi prospettiva produttiva e di valorizzazione territoriale.
«Un abbandono», spiega il sindaco Simone Angelucci, «finora irreversibile, non tanto dal punto di vista produttivo, ma quanto piuttosto rispetto alle barriere di carattere burocratico e procedurale che impediscono un facile e immediato ritorno alla gestione dei fondi e che rischia di determinare una completa esclusione della montagna dalle opportunità di tipo ambientale e culturale, e che invece potrebbero favorire la sostenibile ri-occupazione e la tutela di certi tipi di agro-ecosistema, baluardi di specie vegetali e faunistiche, oggi tutelate dalla normativa europea».
I terreni di interesse sono quelli di cui oggi non sono più rintracciabili i proprietari, emigrati da decenni, appezzamenti anche notevolmente parcellizzati che, tanti anni fa, erano indispensabili fonti di produzione per la vita in montagna.
La proposta di legge è basata sulla possibile utilizzazione di questi terreni da parte dei Comuni che li riunirebbero affidandoli a organizzazioni di coltivatori. Entrano nel novero anche i terreni di proprietà certa, da recuperare alla produttività attraverso altri iter.
«La nostra iniziativa», riprende Angelucci, «supportata da Legambiente, Anci e patrocinata da Uncem Fondazione montagne Italia e dal Parco nazionale della Majella, «mira ad avviare un percorso giuridicamente efficace per concretizzare la rinnovata idea della montagna in termini produttivi, ecologici e culturali, in piena sinergia con la normativa europea, con i Piani di sviluppo rurale, con gli effetti istitutivi dei Parchi, con la riorganizzazione delle competenze degli enti locali, e in una efficace azione di prevenzione del rischio idrogeologico, di contrasto all’abbandono delle aree interne e di stimolo all’imprenditoria giovanile».
Sul tema, la settimana scorsa si è svolto un convegno, a Caramanico, al quale hanno partecipato Francesco Pastorelli del Cipra, Raoul Romano del Crea, Giacomo Nicolucci dell’università di Urbino, la senatrice Angelica Saggese e il deputato Enrico Borghi, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la Montagna. La proposta di legge ora dovrà seguire gli iter previsti per approdare in Parlamento.
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