Terreni incolti, via al recupero

Caramanico Terme, Angelucci sollecita una legge per l’utilizzo agricolo delle aree abbandonate
CARAMANICO TERME. Dopo il recente convegno, tenutosi a Caramanico Terme lo scorso 24 novembre, sui terreni abbandonati, molte sono state le attenzioni del mondo imprenditoriale e politico rivolte a questa tematica. «Milioni di ettari di terreno, nelle aree pedemontane e montane d'Appennino e di parte delle Alpi», spiega il sindaco Simone Angelucci che aveva raccolto proposte ele esperienze di agricoltori, imprese e amministratori appenninici per portarle all'attenzione della politica nazionale, «un tempo coltivate ed utilizzate, prevalentemente, per un'economia agro-silvo-pastorale di sussistenza, legata alla sopravvivenza delle comunità locali, sono oggi incolte e prive di qualsiasi inserimento in una prospettiva produttiva e di valorizzazione territoriale».
Del caso si è occupata la trasmissione televisiva «Presa diretta», di Riccardo Iacona, andata in onda lunedì in prima serata su Rai tre, incentrata sul territorio del paese termale della Maiella, sollevato dal primo cittadino, che ha ben evidenziato la problematica dei comportamenti umani che hanno seriamente danneggiato gli ecosistemi naturali e provocato cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, trasformazione del suolo e del ciclo dell'acqua, stimolando iniziative per un’inversione di rotta. Per questo, il sindaco si fa promotore di un'iniziativa di innovazione normativa: i principali problemi, che ostacolano il ritorno alla terra sono rappresentati dalla cosiddetta «polverizzazione» della proprietà fondiaria e dall'impossibilità di rintracciare proprietari ed eredi dei terreni incolti, così come anche di beni immobili quali preesistenze situati sugli appezzamenti di riferimento, perché in molti casi emigrati, deceduti o irreperibili.
«Occorre uno strumento normativo nuovo», afferma Angelucci, «per il quale i Comuni possano tornare ad essere pieni interpreti del proprio territorio, con il quale individuare e avviare un percorso giuridicamente solido e tecnicamente efficace per recuperare terreni, i cui proprietari sono ormai irrintracciabili, avviare un processo di pubblicità per verificare se non ci sono più interessi degli storici proprietari, provvedere al loro riaccorpamento ovvero ad una idonea ricomposizione fondiaria, ed alienarli, infine, in favore di coloro che vorranno garantirvi iniziative di agricoltura e zootecnia sostenibili e di qualità». «Ci viene in aiuto», prosegue il primo cittadino, «il decreto legge del 20 giugno 2017, numero 91, “Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno”, da poco convertito in legge (3 agosto 2017, numero 123) che in effetti apre alla possibilità che molti terreni lasciati incolti possano essere recuperati e di nuovo coltivati, limitando però il recupero solo ai terreni demaniali o comunali. Il prossimo Parlamento dovrà occuparsi della possibilità di innovare la normativa rispetto alla possibile ricomposizione di terreni privati abbandonati». «Stimoliamo», conclude Angelucci, «i nuovi parlamentari a portare avanti questa "Rivoluzione agricola».
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