Terreno contaminato da idrocarburi Indagati i titolari di Terra Verde

21 Novembre 2019

Sott’inchiesta i legali rappresentanti Sergio Bucceri e Giampaolo Salvadori (Terra Verde Energy) Indagini scattate dopo i controlli sull’area dove sorge un impianto di recupero di rifiuti speciali

CITTA’ SANT’ANGELO. I due legali rappresentanti di Terra Verde e Terra Verde Energy, Sergio Bucceri e Giampaolo Salvadori, finiscono sotto inchiesta per reati ambientali e il pm Anna Benigni, titolare dell'inchiesta, chiede e ottiene dal gip il sequestro preventivo dell’area finita nel mirino della polizia provinciale.
L'indagine parte proprio da un controllo eseguito dalla polizia provinciale l'11 giugno scorso nella sede di Terra Verde Energy, a Città Sant'Angelo, che si occupa di gestione di un impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi.
«La verifica», scrive il gip Antonella Di Carlo che il 28 ottobre scorso ha firmato il sequestro preventivo, «si concentrava su una porzione dell’area esterna destinata alla realizzazione di un impianto di recupero energetico del tipo gassificatore per la produzione di energia elettrica alimentato da combustibile (Cdr) e sul materiale ivi depositato riconducibile a terreno presumibilmente misto a rifiuti».
I prelievi effettuati su quei rifiuti depositati nell’area di Terra Verde Energy, prelievi eseguiti nel terreno sottostante, vennero inviati all’Arta che il 21 ottobre scorso trasmetteva il risultato delle analisi. Venivano evidenziati il superamento delle soglie di contaminazione: in misura non significativa per il rame; in misura lieve per lo zinco, e in misura, invece, significativa, per gli idrocarburi.
«Dato l’esito degli esami», scrive ancora il gip, «la polizia giudiziaria procedeva al sequestro dell’area, nel frattempo divenuta area di cantiere per l’esecuzione di lavori di realizzazione dell’impianto di recupero energetico, e di cumulo di circa 60 tonnellate del materiale risultante dagli scavi nell’area interessata dal cantiere».
Sul posto, mentre la pg procedeva al sequestro, era presente il consulente tecnico della ditta che mostrava i risultati delle analisi che la stessa ditta aveva eseguito il 22 agosto su campioni di terreno prelevati in diversi punti dell’area di cantiere a diverse profondità e che non evidenziavano la contaminazione da idrocarburi. Ma anche questo aspetto veniva valutato dal giudice Di Carlo che, convalidando il sequestro, scriveva: «I risultati delle analisi esibiti alla pg non possono assurgere a dati di confutazione per la data di campionatura successiva a quella di pg e perché relativi ad aliquote di terreno prelevate a profondità maggiori. La libera disponibilità dell’area e del deposito costituisce», aggiungeva il gip, «pericolo di aggravamento e di protrazione delle conseguenze offensive per la possibilità di procedere a ulteriori attività di accumulo di rifiuti, soggetti a dilavamento e a dispersione atmosferica, che consolidino e rendano irreparabile per entità ed estensione il danno all'ambiente».
Ora la questione è tornata nelle mani del pm Benigni che affiderà un incarico a un consulente tecnico, mentre le indagini sono passate ai carabinieri forestali. Quell’accumulo di materiale aveva destato preoccupazione nei cittadini residenti nella zona che ricordano ancora l'incendio che si verificò in quell'azienda nel 2011.
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