TERRORISMO islamico

ROMA. A Stoccolma la morte si materializza inaspettata sulla via dello shopping affollata nel venerdì pomeriggio. Come a Nizza, come a Berlino, è un camion: compare su via Olof Palme, irrompe sulla...
ROMA. A Stoccolma la morte si materializza inaspettata sulla via dello shopping affollata nel venerdì pomeriggio. Come a Nizza, come a Berlino, è un camion: compare su via Olof Palme, irrompe sulla centralissima strada pedonale intitolata alla regina, Drottninggaten, e in una corsa improvvisa e folle falcia la gente che passeggia. Quattro persone restano uccise, almeno 15 rimangono ferite, alcune delle quali in modo gravissimo. Per mettersi in salvo la gente terrorizzata si rifugia dentro i negozi, dove le telecamere interne riprendono la paura delle persone che si accalcano all’interno, mentre pochi istanti dopo, alle loro spalle, scivola veloce come una pallottola l’ombra scura di un veicolo. «Ho visto centinaia di persone che correvano per le loro vite. Mi sono girata e ho cominciato a correre pure io» racconta Anna, sopravvissuta all’attentato che ha sconvolto la Svezia solo quattro giorni dopo le bombe nella metro di San Pietroburgo.
L’attentatore in fuga. Per l’attacco, in serata, un uomo viene arrestato a Marsta, 40 chilometri a nord di Stoccolma: il sospetto, lievemente ferito, viene fermato durante un blitz. Confessa: «Sono stato io». Ma la polizia non conferma: «È stato arrestato per un suo coinvolgimento» dice il portavoce Lars Byström. È lui l’uomo con felpa grigia e giacca verde ripreso dalle telecamere di sicurezza mentre scende le scale mobili di un centro commerciale di cui nel pomeriggio la polizia aveva diffuso le immagini. Nessuna conferma però, per gli investigatori, che sia l’autore dell’attentato, che potrebbe invece essere invece ancora in fuga, mentre altri sospetti vengono ricercati. Vengono intanto reintrodotti i controlli alle frontiere: per entrare o uscire dalla Svezia si dovranno mostrare i documenti.
L’attacco. Sono le 14.53 quando il veicolo, che sulla fiancata ha una grande scritta, Kall Ol, accelera lanciandosi sulla gente inerme. Il furgone appartiene alla “Spendrups” popolare marca di birra svedese, ed è stato rubato poco prima dell’attacco durante un giro di consegne, mentre si trovava di fronte a un ristorante. «L’autista stava scaricando la merce, quando qualcuno è saltato dentro ed è scappato» racconta il direttore della comunicazione del birrifico, Maarten Lyth. L’aggressore è un uomo con il passamontagna. L’autista cerca di fermarlo, ma l’altro nella fuga lo investe e lo ferisce, per fortuna in modo non grave. Poi il killer si dirige verso il cuore dello shopping cittadino: il tragitto pedonale si copre di vetri rotti, segni di pneumatici, oggetti abbandonati nella fuga precipitosa dai passanti. Ma soprattutto sulla strada restano corpi senza vita coperti da sacchi neri e feriti. «Stavo camminando verso la strada principale quando un grande camion è spuntato dal nulla. Ho visto che due persone sono state schiacciate. E a quel punto mi sono messo a correre più forte che potevo» racconta un testimone. È la stessa zona in cui nel 2010 avvenne un duplice attentato con autobomba, che provocò solo feriti e la morte del kamikaze, un cittadino svedese nato in Iraq.
Fine corsa. È un rumore violentissimo, che viene descritto come un’esplosione, a concludere la corsa del veicolo killer: il camion si schianta contro uno degli ingressi del centro commerciale Ahlens City, a Klarabergsgatan. Una colonna di fumo denso si solleva nell’aria, si scatena un incendio. Qualcuno riferisce di colpi d’arma da fuoco. Ma è in questi momenti di concitazione che l’attentatore scappa e fa perdere le proprie tracce nella città che piomba nel caos, mentre parte una gigantesca caccia all’uomo.
«È stato tremendo. Ho visto una donna che aveva perso le gambe. Avrei potuto essere io» dice Nasrin un’esule siriana, arrivata in Svezia una decina d’anni fa: «Cerco di rimanere fiduciosa, ma non ce la faccio più. Sembra che per l'umanità non ci sia più speranza».
La città sotto choc. Con i soccorsi alle vittime, scattano le misure di massima sicurezza: le sedi del parlamento, del governo e il Palazzo reale vengono blindati, mentre l’esecutivo convoca una riunione d’emergenza. Vengono chiuse tutte le stazioni della metropolitana, mentre alle 16.40 viene evacuata la stazione centrale. Un’auto della polizia gira per il centro lanciando ai cittadini «un avvertimento per un attacco terroristico». Arrivano notizie di spari da una via non lontana, Hotorget. Fino a tarda sera non sarà chiaro se si sia trattato di uno o di più attacchi contemporanei. Di certo, meno di un’ora dopo i fatti la polizia parla chiaramente di «attacco deliberato». Circostanza subito confermata dal premier Stefan Lofven.

