Test dell’Izs: il vaccino batte la variante Delta

D’Alterio, direttore dell’Istituto teramano, svela in anteprima i risultati dello studio Annuncia la scoperta di nuovi casi e avverte: «Solo le due dosi ci salvano la vita»
La variante Delta non batte il vaccino. Parola di ricercatore abruzzese. I risultati dei test eseguiti dall'Istituto Zooprofilattico di Teramo, che il Centro è in grado di dare in anteprima, confermano l'efficacia del vaccino sulla variante per ora più temuta del Covid19.
I risultati di questi studi mirati hanno un effetto duplice: sono rassicuranti e fungono, allo stesso tempo, da stimolo per chi tarda a proteggersi contro il virus e le sue mutazioni che stanno diventando prevalenti anche in Abruzzo.
In altre parole: la campagna vaccinale è l'arma più efficace per battere la Delta. A dirlo è Nicola D'Alterio, direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise, uno dei centri che esegue più sequenziamenti in Italia, oltre che il primo a scoprire la variante inglese e tra i primi a individuare quella brasiliana.
In sintesi, secondo D'Alterio, il vaccino non può ancora azzerare i contagi, ma certamente impedisce che le persone contagiate possano accusare sintomi gravi e finire in ospedale. E questo vale per tutte le varianti finora conosciute.
Direttore D’Alterio, come procede l'indagine sulla variante Delta?
«Stiamo sequenziando tutti i campioni a disposizione e man mano stiamo rintracciando i casi sul territorio abruzzese. Martedì avremo ulteriori e significativi dati grazie a un nuovo sequenziamento su numerosi campioni. E allora il quadro sarà più chiaro».
Quanti casi l'Izs ha già individuato e quanti altri si aspetta di individuarne martedì?
«Andiamo progressivamente verso la sostituzione della variante Alfa (l’inglese, ndc) da parte di quella Delta. Siamo partiti con il primo caso in provincia di Chieti, poi si sono aggiunti altri tre casi a Teramo, poi a Vasto e così via, fino all'ultima scoperta di mercoledì scorso in cui ce n'erano altri 16. E adesso ci aspettiamo certamente altri casi all'inizio della prossima settimana».
La variante Delta la spaventa?
«Non più delle altre perché siamo a buon punto con le vaccinazioni. Se non avessimo i vaccini mi spaventerebbe molto di più perché ha delle mutazioni che la rendono più veloce nella diffusione. Quindi se fosse capitato a dicembre o a gennaio, sarebbe stata una catastrofe, più di quanto è avvenuto con quella inglese. Allo stato attuale invece è diverso.
La foto della situazione va sempre contestualizzata. Nel momento storico e nella fase epidemiologica nella quale siamo, essendo molto avanti con la campagna di vaccinazione, non mi spaventa più di tanto».
La presenza della variante ci porta quindi a dire che oggi è ancora più importante, se non vitale, vaccinarsi?
«Il messaggio che deve passare all'opinione pubblica è che non importa che ci siano casi positivi tra i vaccinati: l'importante è che questi casi non diventino sintomatici o soprattutto con sintomi gravi. È possibile che un vaccinato si reinfetti. Ma la differenza tra un vaccinato e un non vaccinato è che il primo non sviluppa i sintomi. Questo è ciò che conta davvero. E questo sta accadendo. Il lavoro del vaccino è prezioso e, certamente, il vaccino sta facendo bene il suo lavoro. E lo farà anche sulla variante Delta».
Avete già riscontri scientifici e oggettivi su questo punto particolare, cioè sul fatto che il vaccino protegga dai sintomi gravi della variante Delta?
«Sì, ci sono. In istituto abbiamo provato l'efficacia del vaccino sulla variante Delta e le anticipo che sta dando buoni risultati. Ci sono anche altri studi che confermano questo punto».
Quali consigli darebbe ai cittadini non vaccinati e quali a quelli già vaccinati con una o due dosi?
«Parlo ai primi perché gli altri sono previdenti: il consiglio che do a chi non l'ha ancora fatto è quello di vaccinarsi il prima possibile. E non solo, dico loro anche di stare attenti ed evitare assembramenti, di usare la mascherina al chiuso e di adottare le altre precauzioni che conosciamo ormai da un anno e mezzo. Solo cautele importanti anche se l'unica vera arma è il vaccino».
Vista la sua esperienza anche all’estero le chiedo come la variante e il virus si stanno comportando nei Paesi dove la vaccinazione procede a rilento?
«Sono da poco tornato indenne, grazie al vaccino, da una serie di viaggi di lavoro in Africa, e posso testimoniare che le cose non vanno affatto bene. In Tunisia, ad esempio, la situazione è drammatica perché ci sono pochi vaccini. E neanche l'effetto caldo dell'estate cambia la situazione. Solo il vaccino ci può salvarci». Siete stati i primi in Italia a scoprire la variante inglese del Covid 19. Nella lotta alla pandemia avete avuto un ruolo insostituibile in Abruzzo e non solo. Come si lavora all'Izs, di cosa vi occupate e quanti siete?
«L'istituto ha un organico, tra collaboratori, dipendenti diretti e società di servizi, che arriva quasi a seicento persone. Non tutti sono impiegati ovviamente nella lotta al Covid. Circa cento sono stati applicati, a vario titolo, nell’emergenza pandemia. Un gruppo di persone si occupa dell'accettazione, un altro della refertazione, e altri del call center per i medici, seguendo i campioni, passo passo, nelle fasi più impegnative.
Poi c'è la parte che si dedica alle analisi vere e proprie e, accanto a questa, un gruppo che si occupa del sequenziamento e dell'indagine informatica. Proprio grazie a questa completezza e professionalità siamo riusciti a fare una grande differenza anche rispetto al panorama europeo, e non solo nazionale, sulle varianti del Covid 19. E oggi siamo un laboratorio di riferimento in Europa».
Avete così ottenuto meritati riconoscimenti internazionali sul lavoro di sequenziamento. Verò?
«Sì, è vero. L'Agenzia per la sicurezza alimentare e l'European centre for disease prevention and control (Ecdc), che è equiparabile a un Istituto Superiore di Sanità europeo, ci hanno assegnato un budget di un milione e 700mila euro attraverso un bando al quale abbiamo risposto concorrendo con i migliori laboratori europei per sequenziare virus e batteri patogeni provenienti da tutta l’Europa. Questo vuol dire che abbiamo raggiunto un'affidabilità e una reputazione internazionale di assoluto prestigio».

