Testa, sconfitta-bis «Lasciare la politica? Neanche per sogno»
Il presidente uscente ritorna a fare il commercialista ma cerca il riscatto: «Adesso serve un centrodestra unito»
PESCARA. «Non lascio la politica anzi rilancio». Il primo giorno da ex presidente della Provincia, Guerino Testa, l’ha passato un po’ sullo scranno più “leggero” da consigliere comunale e un po’ portando via le ultime cose che aveva lasciato nella sua stanza a Palazzo dei Marmi in cui è entrato Antonio Di Marco, neo presidente del centrosinistra, eletto domenica scorsa con 49.362 voti contro i 34.129 di Testa. «Ero consapevole di quello che sarebbe accaduto, era quasi una questione matematica», racconta l’ex presidente della Provincia di centrodestra. «Ecco perché non mi sento uno sconfitto ma avverto solo nostalgia per cinque anni vissuti in maniera intensa e per la comunità». Terminato il trasloco, Testa riprenderà il suo mestiere di commercialista senza però abbandonare la passione che, a partire dal 2003, l’ha accompagnato ma anzi sperando di poter «rilanciare» e di contribuire a ricompattare il centrodestra diviso, in particolare, sotto le passate amministrative.
Testa racconta di non nutrire una particolare ambizione personale perché, come spiega, «non sogno il Comune, la Regione o Roma e non so dove la mia figura sarà più spendibile ma amo fare politica, amo essere utile ai cittadini, mi piace anche essere “scocciato” dai cittadini: ecco perché non ho nessuna intenzione di lasciare».
Novello della politica a partire dal 2003, Testa è diventato presidente della Provincia nel 2009 perdendo invece le elezioni amministrative di quest’anno con l’allora neonato partito Ncd. Risiede nelle divisioni, per Testa, la sconfitta che il centrodestra ha riportando alle amministrative spianando la strada al centrosinistra di Marco Alessandrini. «Se avessimo fatto le primarie, se fossimo stati meno divisi e meno soccombenti a Roma», inanella Testa rammaricato perché è dall’unione che, per l’ex presidente, deve ripartire il centrodestra. «La mia ambizione? Sarà quella di non accettare una città, una provincia e una regione di centrosinistra e di cercare di ricostruire uno schieramento che non sia ostaggio di Roma e delle invidie. Ecco perché non mi sento abbattuto dall’aver terminato l’esperienza in Provincia ma, al contrario, ho una gran voglia di riscatto».
Testa «appassionato in politica», Testa «combattivo», Testa «schietto» come si definisce, Testa dalla bella presenza che gli ha giovato perché, come scherza domandandosi retoricamente: «E’ meglio un bicchiere di vino buono o uno cattivo, è meglio un palazzo brutto o uno bello, una squadra che gioca bene o una che prende 100 gol? Certo, poi, se sono stato apprezzato è perché ho dimostrato altro. Il futuro? Non sono scoraggiato, ma cerco il riscatto».
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