Tetti di spesa: la perizia è in ritardo e il giudice rinvia

24 Febbraio 2016

PESCARA. Nuovo rinvio, al prossimo 10 maggio, dell’udienza sul processo sui tetti di spesa delle cliniche private per l’anno 2010, che vede imputati l’ex governatore abruzzese Gianni Chiodi, l’ex...

PESCARA. Nuovo rinvio, al prossimo 10 maggio, dell’udienza sul processo sui tetti di spesa delle cliniche private per l’anno 2010, che vede imputati l’ex governatore abruzzese Gianni Chiodi, l’ex subcommissario Giovanna Baraldi, l’ex assessore regionale Lanfranco Ventroni e due tecnici dell’Agenzia nazionale per i servizi regionali, accusati a vario titolo di falso, violenza privata e abuso d’ufficio. Il perito Caterina Del Zingaro avrebbe dovuto depositare le trascrizioni delle intercettazioni già in occasione della scorsa udienza, che si è tenuta il 20 ottobre 2015, ma a causa della mole delle intercettazioni, che ammontano a circa 3.200 pagine, è riuscita a consegnare la perizia soltanto il 5 febbraio scorso, dunque dopo il nuovo termine di deposito, che era stato fissato per il 30 dicembre. Per questo, il gup Gianluca Sarandrea ha accolto la richiesta delle difese, che hanno presentato un’istanza di differimento dell’udienza, per potere approfondire lo studio dei documenti.

Nel corso della prossima udienza sarà ascoltato il perito e verrà effettuata la calendarizzazione del processo, tenendo conto anche dell’eventuale richiesta di riti alternativi per gli imputati.

Il procedimento ha preso il via dall’esposto presentato dal titolare della clinica privata Synergo in seguito al ridimensionamento dei tetti di spesa per le cliniche private. Secondo l’accusa, Chiodi, coinvolto in qualità di ex commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, avrebbe fatto firmare alle cliniche private contratti di prestazione di assistenza ospedaliera, collegando la firma al pagamento dei crediti che le cliniche avevano nei confronti della Regione. A giudizio del pm, l’ex governatore avrebbe fatto pressioni sulle cliniche per far firmare quei contratti e avrebbe tenuto un «generale atteggiamento ostruzionistico volto a non fornire i dati per procedere all’attuazione della metodologia utilizzata per realizzare i tetti di spesa». Da qui l’accusa di violenza privata, contestata anche a Venturoni.