«Ti pago di più, datti da fare a rubare»

5 Febbraio 2016

Stroncato un traffico di rame da 200 mila euro in mano a 5 bande romene: sotto accusa anche un caporale dell’Esercito

PESCARA. «Ciao caro, vedi che se hai qualcosa è 4.5. Datti da fare, dai dai». È così, secondo i carabinieri, che Giuseppe Salvatore, 41 anni, imprenditore originario di Pescara ma residente a Francavilla, incitava i romeni a compiere più furti di rame. Salvatore, titolare di un impianto di trattamento a Ripa Teatina, sarebbe l’ultimo anello della catena dei furti di rame: è stato arrestato all’alba di ieri insieme ad altre 14 persone compreso un militare (uno è all’obbligo di dimora), mentre altri 10 sono ricercati quasi tutti in Romania. I carabinieri di Pescara hanno sgominato la filiera, dalle piccole ruberie di pentole, grondaie e cavi elettrici fino al riciclaggio dell’oro rosso. Un affare da oltre 200 mila euro. Si chiama Red Coffee l’operazione dei carabinieri di Pescara, diretti dal comandante provinciale Paolo Piccinelli: gli indagati si davano appuntamento per lo scambio del rame con la più classica delle scuse, prendersi un «caffè». Accadeva sempre dopo una notte di furti. Sono 5 le bande scoperte: ladri che rubavano tutto, dai fili per computer, fino alle merendine nei distributori automatici e al rame delle infrastrutture. Ora, sono finiti sotto sequestro tre capannoni e 27 mezzi, tra auto, furgoni e rimorchi per un valore di 800 mila euro.

È partito tutto quasi un anno fa quando i carabinieri della compagnia di Pescara, guidati dal capitano Claudio Scarponi e dal tenente Antonio Di Dalmazi, hanno fermato un furgone carico di rame in via Lago di Capestrano, a Rancitelli: sul mezzo è stato montato un rilevatore gps che, poi, ha indicato agli investigatori la strada da seguire. E cioè da tutto l’Abruzzo – a Casoli sono stati rubati 5 chilometri di cavi dell’alta tensione, a Ortona dei Marsi le grondaie del cimitero, a Francavilla le strumentazioni di un’officina – fino alle campagne di Ripa Teatina: è qui che ha sede un capannone, affittato da un caporal maggiore dell’Esercito residente a Chieti e in servizio a Pesaro. Si tratta di Lorenzo Sansonetti, arrestato ai domiciliari. Secondo l’indagine, coordinata dal pm Andrea Papalia, il rame rubato era stoccato nel deposito e poi veniva portato nella ditta di Salvatore per essere triturato fino a formare la polvere rossa da rivendere. A documentare il viavai dei furgoni c’era una telecamera installata dai carabinieri in mezzo alla vegetazione selvaggia. Per gli inquirenti, le 5 batterie di romeni che agivano autonomamente senza confini – colpi anche in Puglia e nelle Marche – avevano un unico terminale: Salvatore. Dopo i furti, i romeni gli chiedevano di prendere un «caffè». Un secondo «caffè» serviva a fissare l’appuntamento per il pagamento nei bar: i prezzi si aggiravano sui 3 o 4 euro al chilo. Ma, durante l’indagine, dopo una serie di sequestri, i furti si sono fermati. Ed è qui che Salvatore avrebbe alzato la posta pur di salvare gli affari: «Se hai qualcosa è 4.5».

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