Tiboni sulle orme di papà: «La cultura porta occupazione»

20 Gennaio 2019

L’avvocato, ultimogenita dello storico patron del Flaiano, scende in campo con Legnini, svela i suoi piani e si racconta  

PESCARA. «Mio padre mi ha insegnato che è necessario restituire un po' della nostra conoscenza alla comunità. Ecco, il mio intento è mettere a disposizione la mia conoscenza e riscrivere le leggi che servono per far decollare la regione, per poter sviluppare i vari settori culturali. L'Abruzzo non è indietro nel tempo, non è rimasto fermo, ma deve proseguire nella sua evoluzione, tante altre cose devono essere fatte in una regione che crea intelligenze e talenti».
Carla Tiboni, classe 1964, avvocato pescarese laureata nel 1988, all'età di 24 anni, alla facoltà di Giurisprudenza di Bologna, ultimogenita (prima di lei Ettore, giornalista Rai; Gianmario, ginecologo a Chieti e Chiara, concertista) di Edoardo Tiboni, il patron del premio internazionale Flaiano e creatore del teatro D'Annunzio e Mediamuseum scomparso il 13 dicembre 2017 all'età di 94 anni e di donna Annunziata Di Francesco, 91 anni.
Riscende in campo con la lista "Legnini presidente" dopo l’importante esperienza politica maturata negli anni come presidente della commissione Pari opportunità del Comune tra il 2004 e il 2009, durante il mandato del sindaco Luciano D'Alfonso, «mio amico da venti anni» e suo legale di fiducia nei grandi processi che hanno visto imputato il senatore, impegnata nelle battaglie sulla parità di genere e sulle discriminazioni femminili.
Una candidatura «che mi è stata proposta da Giovanni Legnini», candidato presidente alla Regione, «e che ho deciso di accettare perché è un uomo delle istituzioni. La lista civica è un laboratorio politico che chiama in campo la società civile». La spinta a riscendere nell'agone politico è stata la voglia di stravolgere quelle «leggi che devono essere cambiate, riscritte» perché solo così si può dare «nuova linfa alla cultura». Cultura. La pesante eredità paterna che Carla Tiboni ha ricevuto in dono in un giorno in cui il suo papà ebbe un incidente in casa: «Aveva 90 anni e cadde per le scale. Mi disse: è venuto il tempo che io mi faccia da parte. C'è bisogno di nuove energie. Te la senti? Ero spiazzata e confusa, ma accettai, orgogliosa. Credo che papà scelse me, per il passaggio del testimone, perché fin da piccola l'ho seguito nel suo lavoro e ho avuto la fortuna di incrociare personaggi straordinari come Alberto Sordi, maestro di gentilezza e signorilità e benefattore silenzioso, Age Scarpelli, Suso Cecchi D'Amico, Carlo Bo, frequentazioni importanti che ti insegnano il valore dell'umiltà e della solidarietà».
E adesso sta proseguendo nel solco tracciato da suo padre?
La fondazione Tiboni, il premio Flaiano e il Mediamuseum, che trascina in città stranieri da Giappone, Australia, Arabia, Francia, Europa, America, sono il frutto di 50 anni del suo lavoro. E' molto impegnativo il mio incarico, ma sono onorata di continuare il suo lavoro. La cultura deve fare rete, l'unica via per diventare grandi, deve agganciare l'internazionalità. La cultura deve essere di tutti, non una realtà elitaria. Per questo, con le nostre attività, stiamo spalancando le porte anche ai tanti giovani perché la cultura porta lavoro, produce economia. La cultura non deve stare col cappello in mano, chi fa cultura deve sviluppare progetti che poi hanno quell'effetto domino che serve per veicolare idee e iniziative. Innovare, ammodernare, curare i rapporti con le persone, sono queste le priorità per crescere. Intendo coinvolgere nel mio progetto Simone Cristicchi, il direttore del Teatro stabile d'Abruzzo e continuare a lavorare con i tanti protagonisti del premio Flaiano, da Masolino D'Amico a Riccardo Milani».
E cambiare le leggi.
Il mio obiettivo è dare il mio contributo per recuperare l'aspetto legislativo e riscrivere le leggi per rilanciare la regione. Una regione dinamica che crea intelligenze, che non si ferma, che non è vanitosa.
Qualche difetto ce l'avrà, questa regione?
Siamo un po' chiusi, ritrosi, non amiamo molto fare rete, siamo troppo riservati ma abbiamo una capacità creativa che non è seconda a nessuno.
E Pescara, che città è?
Intanto è la città dove sono voluta tornare, dopo gli anni di studio a Bologna. E dove voglio rimanere. Amo Pescara e amo la mia terra, ed è qui, a Pescara e in Abruzzo, che voglio riversare, con molta umiltà, la mia preparazione. Il sogno di mio padre era la realizzazione di un museo del cinema. Col Mediamuseum ha messo in piedi le basi e spero che la città diventi un punto di riferimento e di attrazione culturale internazionale. Ma Pescara, città veloce e accogliente, deve accorgersi delle sue potenzialità. È ben collegata con porto, aeroporto, ferrovia, tangenziale ma deve sviluppare maggiore autostima per crescere».
Quanto è importante la gavetta nel lavoro?
E' fondamentale, in ogni campo. Ai giovani, soprattutto, voglio dire che la gavetta non è una punizione. Bisogna crescere per gradi, maturare un po' alla volta, non avere fretta di bruciare le tappe per essere vincenti subito. E' necessario arricchirsi dentro prima, formarsi, studiare, imparare. Io ringrazio chi mi ha insegnato tutto questo, la mia gavetta professionale l'ho fatta nello studio di Fernando Di Benedetto per 8 anni, poi la vita mi ha aperto a tante esperienze, come questa candidatura.
Cosa fa quando non lavora?
Letture, sci, tennis, camminate in montagna, viaggi. Tra le prossime mete, America Latina e Africa. (c.co.)