Tiene il maiale nel cortile Il Tar: «È come un cane e non minaccia l’igiene»

14 Agosto 2022

Annullata l’ordinanza di sgombero da un palazzo di via Tommaseo Stop all’atto del sindaco: «Quell’animale non sporca, può restare»

MONTESILVANO. La residente di un palazzo di Montesilvano può tenere un maiale nel cortile di proprietà perché non rappresenta «una concreta ed effettiva minaccia per l’incolumità dell’igiene pubblica». A stabilirlo è una sentenza del Tar di Pescara che ha messo fine a una controversia tra la cittadina e il Comune per il possesso dell’animale in un’area privata di via Tommaseo. È un po’ come un cane il maiale vietnamita di nome Monaldo e non può essere cacciato, come invece aveva imposto un’ordinanza del Comune. «In ragione della peculiarità della questione trattata», aggiunge la sentenza, «ricorrono giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio».
SGOMBERO DEL MAIALE Era stato il sindaco Ottavio De Martinis a ordinare «lo sgombero del maiale vietnamita di circa 100 chili dal cortile sottostante il condominio con la sua delocalizzazione nel termine di 30 giorni, al fine di rimuovere lo stato di pericolo igienico sanitario e di una migliore tutela dell’igiene pubblica e privata». Ma, secondo il Tar, con la sentenza firmata dal presidente Paolo Passoni, il maiale – che in realtà può pesare «al massimo 43 chili», precisa il ricorso della proprietaria assistita dall’avvocato Patrizia Silvestri – può restare al suo posto perché «non è rinvenibile dagli atti di causa alcuna delle situazioni di eccezionalità ed imprevedibilità che porti a far temere emergenze igienico sanitarie o pericoli per la pubblica incolumità». Per il Tar, l’ordinanza del Comune è «illegittima» e, per questo, è stata annullata.
COME UN CANE Monaldo è iscritto all’anagrafe canina e ha anche il microchip. La sentenza sottolinea un passaggio contenuto nel ricorso della proprietaria: «Monaldo, quale animale d’affezione addetto a pet-therapy, può sinanche vivere in una civile abitazione, dato che la sua gestione non si discosta molto da quella di un cane. Inoltre, ad evidenziare il deficit di istruttoria, v’è la circostanza del peso dell’animale stimato in 100 chili mentre il peso del maiale vietnamita maschio arriva al massimo a 43 chili».
NO ALL’ORDINANZA Il Tar dice che, per il maiale sotto al palazzo, non si può applicare un’ordinanza sindacale «contingibile e urgente»: «Lo stato di pericolo igienico sanitario posto a base del provvedimento impugnato non risulta riscontrabile nella presupposta relazione del dipartimento di Prevenzione dell’Ausl di Pescara da cui risultava, piuttosto, che, all’esito dei sopralluoghi effettuati non erano stati avvertiti odori molesti e che le condizioni igieniche erano buone, né erano stati rilevati liquami sversati sul suolo che al contrario venivano regolarmente asportati con segatura assorbente». E quindi, «il provvedimento gravato, non si fonda sull’esistenza concreta di “gravi pericoli” incombenti».
«ECCESSO DI POTERE» In passato, la Asl aveva imposto la realizzazione di un battuto di cemento per «garantire una maggiore pulizia e disinfezione della zona» e, in parte, la proprietaria lo ha fatto: «Il maiale», riporta la sentenza, «ha la necessità di vivere nell’ambiente più naturale possibile e cementare l’intera area ne violerebbe il benessere, per cui la ricorrente per attenersi alle prescrizioni dell’Asl ha provveduto a cementarla solo parzialmente». Ma la sentenza rivela che l’ordinanza di sgombero del Comune sarebbe stata quasi una punizione per quel pavimento realizzato a metà: «L’ordinanza risulta frutto di sviamento in quanto utilizzata come strumento improprio per sanzionare l’inottemperanza da parte dei ricorrenti alla prescrizione di realizzare un suolo di cemento per garantire una maggiore pulizia e disinfezione della zona, pur dando atto che le deiezioni dell’animale erano adeguatamente assorbite ed asportate tramite opportuna segatura». La conclusione è questa: ordinanza annullata «per eccesso di potere nella figura sintomatica del difetto di istruttoria e dell’insufficienza e perplessità della motivazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA