Tintorelli: il mio palazzo non è da demolire

PESCARA. «Siamo lieti che la questione venga esaminata dal consiglio comunale perché in quella sede emergerà chiaramente che l’ordinanza di demolizione del fabbricato è stata annullata dal Consiglio...
PESCARA. «Siamo lieti che la questione venga esaminata dal consiglio comunale perché in quella sede emergerà chiaramente che l’ordinanza di demolizione del fabbricato è stata annullata dal Consiglio di Stato con la sentenza del 12 maggio scorso, non per motivi procedurali – come sostenuto dal presidente – ma per evidente “sviamento di potere”, ossia per ragioni sostanziali». L’architetto Enzo Tintorelli, titolare dell’immobiliare Michelangelo srl, ritorna sulla questione dello scheletro a 7 piani, relativo al palazzo mai terminato di costruire sulla riviera nord, di cui Tintorelli è proprietario, e per il quale il presidente del consiglio comunale, Antonio Blasioli, nei giorni scorsi, era intervenuto chiedendone la demolizione. Un’iniziativa che Blasioli porterà avanti attraverso una mozione in consiglio comunale.
La polemica, tra Blasioli e Tintorelli, è anche sull’interpretazione da dare alla sentenza del Consiglio di Stato. «Ci rammarica», prosegue Tintorelli, «poi vedere che il presidente Blasioli concentri la propria attenzione esclusivamente su questo fabbricato, sorvolando del tutto sulla circostanza che l’annullamento delle concessioni è intervenuto perché è stata rinnegata quella interpretazione delle norme di piano sulle distanze fra fabbricati che, come stigmatizza lo stesso Consiglio di Stato, è stata “largamente e pacificamente adottata nel passato” dal Comune che quelle norme ha adottato. Oggi, dunque», conclude l’architetto, «quantunque anche all’esito delle attente e scrupolose indagini tecniche disposte dalla Procura della Repubblica sia risultata la regolarità della costruzione, si confida che il consiglio comunale, anche da noi in passato più volte sollecitato sul punto, possa individuare una soluzione ragionevole all’annoso problema, anche per rispetto degli operai impiegati in quel cantiere rimasti disoccupati». (VdL)
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