Tocca bimba al parco, condannato Il giudice: stia lontano dai minori

1 Aprile 2018

Dovrà scontare tre anni e risarcire la vittima. Non potrà avvicinarsi a posti frequentati da piccoli  Il 52enne era stato arrestato nel 2016 per violenza sessuale. L’allarme lanciato da una mamma 

PESCARA. Condannato a tre anni di reclusione. E poi una serie di interdizioni, prima tra tutte il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati da minori. Si è concluso così il primo grado di giudizio per M.O., l’operaio incensurato di 52 anni arrestato dalla squadra mobile a dicembre del 2016 con l’accusa di aver abusato di una bambina di dieci anni, figlia dell’ex suocero dell’uomo.
I fatti sono avvenuti a ottobre del 2016 nel parco vicino al complesso sportivo Le Naiadi, e in quei minuti nell’area verde c’erano altri bambini e i loro genitori. È stata una mamma a lanciare l’allarme, gridando e minacciando l’operaio di rivolgersi alle forze dell’ordine. Poi, a conclusione delle indagini, M.O. è finito ai domiciliari con l’accusa di atti sessuali con minorenne.
Sono stati i testimoni a ricostruire come sono andate le cose, avendo visto l’uomo che toccava la bimba nelle parti intime mentre la piccola faceva lo stesso con l’operaio, seduta a cavalcioni della sua gamba sinistra. La bambina, ascoltata in sede di incidente probatorio, ha riferito che cosa ha subìto, dicendo che M.O. le ha messo «le mani nei pantaloni». Aveva riferito di quel pomeriggio anche durante le indagini della Mobile (diretta da Pierfrancesco Muriana). All’epoca si era sentita inizialmente in colpa, non aveva voluto parlare. Ma poi si era sfogata e aveva raccontato tutto alle due poliziotte, ammettendo di essere riuscita a «togliersi un peso».
L’operaio, difeso dall’avvocato Alfredo Forcillo, ha chiesto e ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato.
Il giudice per l’udienza preliminare Elio Bongrazio lo ha condannato a tre anni di reclusione e lo ha dichiarato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni. L’uomo è stato anche interdetto per sempre da qualsiasi ufficio che riguardi la tutela, la curatela e l’amministrazione di sostegno ed è stato interdetto per la durata della pena dai pubblici uffici. Interdizione perpetua, poi, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio nelle istituzioni e in altre strutture pubbliche e private frequentate da minori. Dopo l’esecuzione della pena, per due anni l’uomo non si potrà avvicinare a luoghi abitualmente frequentati da minori e, altro divieto, non potrà svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con i minori; dovrà tenere informate le forze dell’ordine sulla sua residenza e i suoi spostamenti. Oltre a pagare le spese processuali, l’operaio dovrà risarcire (5000 euro) la bambina del danno morale che le ha causato, essendo «indubbio» che la piccola ha subito «una lesione della personalità» con gli atti sessuali commessi a suo danno. Nessun rimborso, invece, per la madre della bimba. La sentenza è stata impugnata.
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