Toninelli già sapeva tutto Un documento lo dimostra

Il 5 aprile Strada dei Parchi aveva avvisato il ministro. Senza però ottenere nulla Fabris: scelta inevitabile. Oggi alle 17 incontro a Roma tra Mit e concessionario
L'AQUILA. Il ministro Danilo Toninelli sapeva tutto, lo dimostra un documento reso pubblico alla vigilia dell’incontro previsto oggi alle 17 a Roma tra Mit e concessionaria. Ma il 5 aprile scorso, Strada dei Parchi, che gestisce le autostrade A24 e A25, informava con una lunga nota inviata al ministero per le Infrastrutture e Trasporti, al ministero dell'Ambiente, alle Prefetture dell'Aquila e Teramo, alla Regione Abruzzo, all'Anas, alla Polizia stradale, all'Ispra e all'Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso, della decisione di chiudere il traforo in entrambe le direzioni, sul tratto dell’A24, «al fine di evitare di incorrere in ulteriori contestazioni correlate a presunti pericoli di inquinamento delle falde acquifere oggetto del procedimento penale in corso». Tutto ciò avverrà «in assenza di precise indicazioni dirimenti sotto ogni profilo regolatorio e legale da rendere entro 15 giorni dalla ricezione della presente nota». E così è stato perché il Mit, attraverso il Dipartimento per le Infrastrutture, i Sistemi informativi e statistici, Direzione generale per la vigilanza delle concessioni autostradali, rispondeva il 10 aprile limitandosi a scrivere di aver «già riscontrato la richiesta della Regione Abruzzo, rilevando l'estraneità degli interventi, richiamati nella delibera regionale, al rapporto concessorio, in quanto non contemplati nella convezione unica attualmente vigente. Quanto sopra, peraltro conformemente a quanto sostenuto da codesta concessionaria nella nota che si riscontra», firmato il direttore generale, Felice Morisco, che prendeva atto della chiusura, escludeva Sdp da ogni forma di impegno sui lavori di messa in sicurezza decisi con una delibera della giunta Lolli, ma non decideva nulla dal punto di vista operativo.
L’ex governo regionale, dopo avere convocato le parti e chiesto progetti per la messa in sicurezza della falda acquifera, aveva peraltro indicato in ben 177 milioni la somma dell'intervento. Anche se poi, pieno delle polemiche, la nuova giunta Marsilio ha chiesto e ottenuto dal Governo un provvedimento che prevede il Commissario governativo per eseguire progetti e lavori.
Torniamo quindi alla decisione della chiusura prevista per domenica prossima: parte dall’inchiesta giudiziaria della procura di Teramo per «presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate e con un rischio permanente per la salubrità delle falde del massiccio abruzzese».
«Ma strada dei Parchi non ha competenza, il Governo ci ha detto di stare fermi nel senso di non prendere alcun intervento. Noi abbiamo scritto: guardate che dobbiamo chiudere, il Governo non ci ha detto nulla in contrario. Sarebbe singolare se ora ci revocasse la concessione», afferma il vicepresidente della concessionaria di A24 e A25, Mauro Fabris, dopo le dichiarazioni del sottosegratario M5S, Gianluca Vacca che, due giorni fa, ha parlato di revoca della concessione in caso di chiusura.
Fabris conferma l’incontro di oggi a Roma: «All'ordine del giorno non c'è il Gran Sasso», specifica, «ma immagino che se ne parlerà. Serve un Commissario di Governo come previsto dallo Sblocca cantieri che sarà convertito in legge a giugno», continua. «Un commissario che, a oggi, non ha risorse né poteri. Ma non si può chiedere alla concessionaria di rischiare penalmente ancora una volta e lasciare che lo Stato proprietario anche dei laboratori di fisica nucleare non intervenga». Sdp quindi «non può proporre alcuna soluzione alternativa al traforo perché siamo stati interdetti a compiere qualsiasi azione e al tempo stesso siamo stati rinviati a giudizio».
Un rinvio a giudizio peraltro che non riguarda solo amministratori ma anche la Spa, il che induce il vertice della società di Carlo Toto a una cautela e una tutela massime. L'unico provvedimento possibile, conclude Fabris, «è chiudere la galleria per evitare nuove accuse». (l.a.)

