Torcia umana davanti alla Stella Maris

9 Aprile 2015

Tunisino di 54 anni si cosparge il corpo di benzina e poi si dà fuoco davanti agli occhi dei passanti e di diversi testimoni

MONTESILVANO. Disperazione e disagio profondo. Sarebbero queste le cause della tragica sequenza andata in scena ieri mattina, nel cortile della Stella Maris. Qui un uomo di 54 anni si è ucciso cospargendo il proprio corpo di benzina e poi dandosi fuoco. La vittima è R.R., classe 1961, conosciuto in città con il nome di Rashid. Di nazionalità tunisina, da anni risiedeva a Montesilvano.

Subito soccorso da alcuni testimoni che hanno provato a spegnere le fiamme con l’aiuto di un estintore, Rashid non ce l’ha fatta. Avvolto dalle fiamme, in pochi istanti, il suo corpo si è trasformato in una torcia umana e il decesso è avvenuto poco prima dell’arrivo del personale di soccorso del 118 e dei vigili del fuoco. Sul posto anche i carabinieri, agli ordini del tenente Christian Petruzzella, ai quali è ora affidato il compito di fare piena luce sulle cause che hanno spinto il tunisino a compiere il gesto estremo a pochi passi dall’edificio dismesso, nel luogo in cui non si esclude che Rashid possa aver trovato rifugio nei suoi ultimi giorni di vita insieme a decine di disperati che costantemente occupano la ex colonia.

Stando alle testimonianze di alcuni passanti, il 54enne si sarebbe versato addosso il liquido infiammabile e con un accendino ha sprigionato il fuoco che, in un attimo, ha genarato fiamme alte più di tre metri. «L’ho visto seduto sul prato, come se stesse facendo un pic-nic» racconta Valerio Simeone, uno dei primi a intervenire nel tentativo disperato di sottrarre Rashid alla morte. «Poi si è alzato in piedi per rovesciarsi addosso un liquido trasparente da contenitori di plastica per l’olio dei motori. All’inizio ho sperato che fosse acqua, ma dopo pochi secondi ha cominciato ad armeggiare con l’accendino. Poi la fiammata». Il testimone ha provato a soccorrere il tunisino, ma senza successo. «Sono corso in macchina a prendere un piccolo estintore da auto che porto sempre con me e gliel'ho svuotato addosso, ma lui già non si muoveva più. Nel frattempo sono arrivati i soccorsi con l’ambulanza e un mezzo dei vigili del fuoco. Purtroppo, per Rashid, non c’è stato più nulla da fare. Simeone racconta come i presenti sono riusciti a risalire all’identità della vittima. «Accanto al suo corpo», prosegue il testimone, «una giacca e un telefonino da cui siamo risaliti al suo nome».

La notizia si è diffusa subito in città e tanti hanno detto di conoscere quell’uomo. Stando ad alcune testimonianze, rashid non aveva un lavoro fisso. Viveva di espedienti e aveva avuto anche qualche problema con la giustizia. Il ritratto della vittima sarebbe quello di un uomo socialmente emarginato, un disagio a quanto pare aggravato da problemi familiari e di alcool. Sposato e padre di figli adulti perfettamente integrati, il tunisino si sarebbe allontanato da casa alcuni mesi fa e avrevve trascorso le ultime notti alla Stella Maris. Nessun riscontro ufficiale arriva tuttavia dai carabinieri. «Per ora non abbiamo dati che possano spiegare le ragioni del suo gesto», dice il tenente Petruzzella, «così come non è chiaro dove abitasse la vittima e se avesse o meno un lavoro». I carabinieri non confermano neppure le voci secondo cui il tunisino avesse precedenti penali o di aver ricevuto un decreto di espulsione.

A esprimere «dolore e sgomento» per l’accaduto è, il presidente della Provincia, Antonio Di Marco, l’ente che ha la proprietà dell’ex colonia. «Non so cosa abbia spinto quest’uomo a uccidersi. Da quel che mi hanno raccontato gli uomini della polizia provinciale che sono corsi immediatamente sul luogo della tragedia», prosegue Di Marco, «sembra che la causa sia proprio il mal di vivere. Un profondo disagio che, purtroppo, segna le esistenze disperate di tanti immigrati che vivono nel nostro paese. Problema che pone grandi interrogativi sul ruolo delle istituzioni».

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