Torna a casa in nave il violinista pescarese bloccato in Spagna

15 Giugno 2020

Fiordaliso, docente di conservatorio in Catalogna, racconta la sua quarantena tra lezioni on line e l’Italia come modello

PESCARA. Quasi tre mesi per tornare a casa: tanto è rimasto bloccato in Catalogna Pierfrancesco Fiordaliso, 48enne violinista pescarese che i conti con l’emergenza sanitaria li ha fatti in Spagna. Musica, letture, lezioni a distanza, un po’ di ginnastica e il confronto a distanza tra il nostro lockdown e il confinamiento, come gli iberici, senza ricorrere a parole inglesi, hanno preferito chiamare la dura quarantena. Insegnante al conservatorio di Girona, un centinaio di chilometri a nord di Barcellona, Fiordaliso era partito a inizio marzo per un restare un paio di settimane, che poi si sono allungate fino a data da destinarsi a causa del blocco dei collegamenti.
Come ha passato la lunga attesa per tornare?
«In realtà è stato un periodo molto tranquillo. Non sono mai uscito se non per la spesa, e fortunatamente avevo un market proprio sotto casa. Ho letto, studiato, fatto ginnastica».
Sarà stato particolarmente strano vivere a Gràcia, uno dei quartieri più vivaci di Barcellona, avvolto nel silenzio.
«Sì, ma è bastato allentare appena il confinamiento che subito la gente si è riversato in strada. Nonostante alcuni limiti orari negli spostamenti, e cioè dalle 6 alle 10 e dalle 8 alle 23, tutti hanno fatto un po’ come volevano».
Anche lei?
«Per una questione di sicurezza ho preferito restare di più a casa».
Da quello che ha sentito, lì è stata molto diversa la gestione dell’emergenza?
«Qui è arrivata dopo, e in Spagna si è seguito il “modello Italia”, forse con qualche restrizione in più, e con ripresa più scaglionata tra una regione e l’altra. A Barcellona ad esempio sono passati con più calma alla seconda fase, che tra l’altro hanno chiamate “fase1” perché la chiusura totale in Spagna era la “fase 0”».
Polemiche politiche?
«Governo e opposizione hanno lavorato abbastanza a stretto contatto: probabilmente ci sono state meno strumentalizzazioni rispetto all’Italia».
Invece, la didattica on line come è andata? In molti ne hanno dato un giudizio negativo.
«È stato un lavoro molto utile e interessante per me. Con i miei allievi ci siamo anche visti più volte rispetto all’unico appuntamento settimanale che avremmo avuto dal vivo. Avevo la fortuna di avere ragazzi molto svegli, ed è stato molto costruttivo».
A settembre riprenderà tutto normalmente?
«A quanto si dice sì, ma se dovesse esserci un nuovo picco di contagi lì sono pronti a chiudere tutto di nuovo a ottobre, senza pensarci troppo su. Sono molto drastici».
Una volta sbloccati i trasporti, è stato facile tornare?
«Ho preferito tornare in nave: un po’ scomodo perché non sono riuscito a prendere la cabina. Sono venti ore di viaggio, ma non era la prima volta: l’avevo fatto spesso anche perché quando mi sono trasferito, nel 2004, non c’era il collegamento diretto da Pescara».
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