Torna il caffè al bar «Sì, ma per quanto?»

12 Gennaio 2021

Le associazioni di categoria: troppe incertezze per il futuro

PESCARA. L'aroma del caffè assaporato nella tazzina bollente, piuttosto che ingurgitato per strada frettolosamente in un bicchiere di plastica. Un pasto consumato seduti al tavolo, accompagnato da due chiacchiere e buon calice di vino. Miracoli della zona gialla "rinforzata" che resterà in vigore fino al 15 gennaio, salvo cambiamenti governativi dell'ultima ora.
Secondo i vertici delle associazioni di categoria, Fabrizio Vianale, Confartigianato; Gianni Taucci, Confesercenti; Riccardo Padovano, Confcommercio e Carmine Salce, Cna, la riapertura in presenza, da ieri, è stata una «boccata d'ossigeno» per clienti, baristi, gelatai e ristoratori. Serrande alzate fino alle ore 18 poi, solo asporto (con il divieto però di consumare nelle adiacenze del locale) fino alle 22 e consegna a casa. Sempre meglio di niente. Una «iniezione di ottimismo» che ci voleva, ma che non fa sparire le nubi all'orizzonte. «Soddisfatti i clienti che sono tornati a consumare seduti al tavolo, contenti gli esercenti che hanno trascorso le ore precedenti a riorganizzarsi per riaprire le attività, ma», analizzano le associazioni di categoria, «a stremare i commercianti è l'incertezza per il futuro, è non sapere cosa accadrà domani. Impossibile pianificare o fare rifornimenti della merce da vendere». «Le aspettative sono tante», commenta Salce, Confederazione artigiani, «speriamo non risalgano i contagi e che si possa andare avanti con il giallo. Le somministrazioni ai tavoli sono una boccata d'ossigeno, i commercianti stanno cercando di limitare i danni dopo mesi di inattività e sperano nell'arrivo dei ristori. In tanti sono ad un passo dalla chiusura, ma non abbassano le serrande perché sperano di riprendersi con gli aiuti statali che arrivano a singhiozzo o non arrivano. Lo stop all’asporto dopo le 18 sarebbe un disastro. Vogliamo parcheggi gratuiti in città, speriamo che il Comune ci ripensi almeno per i fine settimana». Per Taucci, direttore Confesercenti, si tratta di «una timida occasione di ripartenza perché Pescara non è Roma e non ha il volume delle folle che mangiano a tutte le ore. Psicologicamente fa bene tornare al lavoro, ma il futuro è costellato di incertezze. La confusione dei colori destabilizza gli imprenditori. Plauso ai clienti che tornano al ristorante o al bar per aiutare gli esercenti a risollevarsi, ma che non si trasformi in una mannaia per loro affollando gli ingressi dei locali. Dopo le 18, si acquista e si consuma a casa, cocktail compresi. Non è il momento di fare festa». Le restrizioni da Covid possono essere anche una opportunità per cambiare il modus operandi commerciale. E non è detto che non funzioni. Ancora Taucci: «Chi è abituato a lavorare di sera, apre di giorno e aspetta i clienti. Altri hanno cancellato il giorno di chiusura settimanale per restare sempre aperti». «Aprire tutto» è, appunto, la parola d'ordine di Vianale: «Riapertura totale e sempre, nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Il governo gioca sull'incertezza e l'incertezza distrugge l'economia. Senza i pranzi business non si campa, l'asporto non basta ed eliminare questa possibilità, come stanno pensando, sarebbe la coltellata finale per l'economia», taglia corto il rappresentante di Confartigianato, «senza poter pianificare il futuro, non si possono neppure fare scorte. Dunque, riapertura totale, ma potenziando i numeri della sanità e dei trasporti, oltre alle modifiche della legge sui crediti, l'azzeramento dei tributi, Irpef, Irap, accise gas, tasse automobilistiche. Io parlo con una ventina di associati al giorno, la ristorazione è al collasso, il comparto moda fa fatturato sottozero, le pizzerie non lavorano da tre mesi, del futuro non v’è certezza e i ristori arrivano a casaccio». Dehors e tavolini all'aperto, è la soluzione proposta da Padovano: «C'è entusiasmo e ottimismo tra gli operatori commerciali per la ripresina, ma non basta. All'assessore Alfredo Cremonese chiedo di ridare agli esercenti l'opportunità di riaprire, anche sabato e domenica, gli spazi all'aperto per consumare nel rispetto delle restrizioni».«Siamo in guerra», conclude il presidente di Confcommercio, «alle banche chiediamo di andare incontro alle esigenze di chi lavora, con finanziamenti a tasso zero e e al governo la pace fiscale».