Tortuga, l’incendio è stato doloso La perizia esclude il cortocircuito

A sei mesi dal rogo è questa la conclusione degli inquirenti dopo la relazione tecnica dei vigili del fuoco Per gli esperti, non ci fu alcun problema elettrico dietro alle fiamme partite da più punti, fronte mare
PESCARA. Sembra ormai che non ci siano più dubbi sulla natura dolosa dell’incendio che la mattina del 15 aprile scorso ha distrutto una parte del Tortuga, storico locale della riviera, che si apprestava a riaprire i battenti per la stagione estiva con un nuovo gestore. A questa conclusione gli inquirenti sarebbero giunti dopo il deposito della relazione stilata dai Vigili del fuoco che avrebbero escluso qualsiasi natura di carattere elettrico alla base dell’incendio. Vale a dire nessuna causa accidentale relativa a un corto circuito o a qualcosa comunque collegata alla questione elettrica. Ragion per cui tutte le altre possibili ipotesi di natura dolosa restano al momento aperte e il pm Gabriella De Lucia starebbe lavorando proprio in questo senso, per accertare chi appiccò il fuoco allo stabilimento, e per quale motivo. L’incendio divampò intorno alle 5 del mattino partendo dal versante mare, per cui venne notato soltanto dopo, quando le fiamme avevano già distrutto gran parte della parte posteriore della struttura.
I vigili del fuoco vennero allertati con un po' di ritardo che si dimostrò determinante per i gravi danni arrecati alla struttura, ma anche perché rese ancor più difficile rintracciare eventuali elementi sull’origine delle fiamme. Ci volle poi del tempo per spegnere l’incendio e quindi per poter entrare nella zona più colpita, a caccia di qualche possibile innesco che non venne trovato.
Il locale venne posto sotto sequestro per consentire a tecnici e periti di effettuare tutte le operazioni indispensabili per risalire alla natura del rogo. La pista dolosa, anche se nella immediatezza del fatto non si era riusciti a capire cosa avesse provocato l'incendio, fu quella ritenuta subito più probabile. E adesso l'inchiesta è arrivata a un punto fermo: non ci fu nessun problema elettrico che diede il via alle fiamme, e quindi la pista dell’incendio doloso diventa la sola possibile e plausibile. E questo anche perché il fronte mare che prese per primo fuoco era stato davvero devastato dalle fiamme che evidentemente vennero appiccate in punti diversi. A subire un danno piuttosto pesante è stato sicuramente il nuovo gestore, Daniele Capperi, che si apprestava a dare nuova vita allo storico locale dopo l’uscita di scena dei Vaccaro. La proprietà della struttura è ancora della famiglia Mattucci, dei figli dello scomparso Mauro Mattucci, ed era sotto sequestro da parte del tribunale di Chieti che, con l'uscita di Vaccaro, la consegnò nelle mani di Capperi.
Ma l'incendio dell’aprile scorso, e il successivo sequestro da parte della magistratura per gli accertamenti, hanno impedito al nuovo gestore qualsiasi attività.

