Tra le decine di clienti anche un finto carabiniere

Al telefono s’informano sui costi e chiedono prestazioni strane, ma quando la polizia li rintraccia negano tutto: pensavo fosse un massaggio e sono scappato
PESCARA. Le telefonate sul numero pubblicizzato dai giornali di annunci e riviste specializzate, che promettono massaggi sexy, e giapponesi dolci e carine, arrivavano a qualsiasi ora del giorno e della notte. Gente di tutti i tipi e di tutte le età che chiama anche alle 4 del mattino per provare quanto siano vere quelle promesse.
Sono giovani, operai di mezza età come quello che si spaccia per carabiniere pur di ottenere uno sconto («Se vengo e ti faccio vedere che sono un carabiniere!»), uomini che entrano nell’appartamento e poi ne escono dopo un quarto d’ora dicendo ai poliziotti che li rintracciano dopo qualche tempo che in quella casa ci sono stati, sì, ma che sono andati via senza consumare perché l’offerta non era di gradimento.
Oppure, sempre ai poliziotti, i clienti dicono di essere addirittura fuggiti perché erano andati lì davvero per un massaggio e invece la ragazza stessa, mezza nuda, gli aveva detto che lì i massaggi non si facevano, si faceva sesso.
Davanti ai poliziotti che hanno sentito numerosi clienti per ricostruire il racket della prostituzione cinese, in molti hanno negato di aver consumato, ma tutti hanno ammesso di aver trovato quei numeri di telefono su Internet, o su giornali di annunci, o addirittura di essere stati avvicinati «da tre giovani orientali» che distribuivano biglietti da visita all’interno degli esercizi commerciali di Montesilvano.
Di certo, la cosa che emerge chiara dalle intercettazioni e dalla ricostruzione della Mobile, è che dall’altro capo del telefono c’è sempre la centralinista Feng che al cliente chiede dove si trova, elenca i prezzi (50 euro prestazione normale, 100 euro rapporto anale) e quasi sempre ne accoglie le richieste di prestazioni particolari anche quando, così si evince dalle intercettazioni, non capisce esattamente cosa sta chiedendo il cliente.
Ma dice sì, comunque sì. E subito chiama la casa geograficamente più vicina al cliente, chiedendo alle ragazze a che punto si trovino con il cliente di turno. Una vera e propria impresa che i clienti locali, di Pescara ma anche della provincia, hanno alimentato quotidianamente.
Fino a maggio del 2014, quando il blitz della Mobile nell’appartamento di Montesilvano libera la donna cinese sfruttata dall’organizzazione. Lei parla, racconta, mentre il capo e il resto dell’organizzazione annusano l’aria e smantellano tutto. Con i clienti che chiamano, ma nessuno risponde più.
(s.d.l.)
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