Traditi da una telefonata: l’ordinanza è del 3, anzi no
In un’intercettazione tra il vice sindaco Del Vecchio e il dirigente Vespasiano emerge il cambio della data del divieto di balneazione: l’atto risale al 1° agosto
PESCARA. «Il sindaco l’ha vista il 3 agosto... però a quel punto il 3 è arrivata la nuova comunicazione per cui noi abbiamo fatto, eh, la doppia ordinanza: una di divieto e una di riapertura». «Eh no, però, la prima portava la data dell’1». Grazie a questa intercettazione tra il vice sindaco Pd Enzo Del Vecchio e il dirigente comunale Tommaso Vespasiano la polizia scopre che l’ordinanza del divieto di balneazione è stata falsificata: è stata firmata il 3 agosto 2015 solo per mettere a tacere le polemiche politiche sul mare sporco, ma è stata messa la data del 1° per dimostrare un (finto) intervento del Comune. Intorno a questa conversazione, ascoltata nell’indagine sulla City, ruota l’inchiesta sul mare sporco in mano alla squadra mobile guidata dalle pm Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio: tre gli indagati per omissione, il sindaco Pd Marco Alessandrini – che interrogato in procura ha ammesso il cambio di data sull’ordinanza soltanto dopo l’ascolto delle intercettazioni –, Del Vecchio e Vespasiano.
Caos date. Dagli atti della Mobile si capisce che coprire la falsificazione di un atto pubblico non è poi tanto facile: parlando al telefono, le date si sovrappongono e si finisce per scambiare quella vera con quella finta. Succede così il 5 agosto scorso quando i vertici del centrosinistra sono impegnati a scrivere una relazione che Alessandrini presenterà il giorno dopo in commissione Vigilanza. Ecco il dialogo.
Vespasiano: «Cioè, adesso il problema è quello legato ai tempi tra quello che è successo il 30».
Del Vecchio: «Vabbè... quello ormai... Tomma’... quello è... è... è certificato... che gli vuoi fare? Ormai lì abbiamo... come dire omesso... per... per... neanche tanto... perché lì purtroppo la comunicazione al sindaco è arrivata però non al sindaco, è arrivata alla segreteria».
Vespasiano: «La segreteria, l’hanno messa nella posta e il sindaco l’ha vista».
Del Vecchio: «Esattamente... oh... e l’ha vista il 3... però a quel punto il 3 è arrivata la nuova comunicazione per cui noi abbiamo fatto, eh, la doppia ordinanza: una di divieto e una di riapertura».
Vespasiano: «Eh no, però la prima portava la data dell’1».
Del Vecchio: «Eh certo, il primo».
Vespasiano: «Eh, perché... capito? La data di sabato portava».
Comune bocciato. Si tratta dello stesso 5 agosto in cui il sindaco e il suo vice discutono della relazione con Guido Dezio (non indagato), dirigente a capo del dipartimento Amministrativo del Comune, attraverso una chat di gruppo su Whatsapp chiamata «Cerchio magico»: per il sindaco stesso, la relazione deve essere «una lama affilatissima», quasi l’unico modo per mettere fine alle polemiche del M5S e del centrodestra e dare l’immagine di un’amministrazione capace di fronteggiare l’emergenza balneazione. Non è proprio così per la polizia che, in un rapporto alla procura, così descrive i comportamenti degli amministratori: «Appare evidente come l’amministrazione comunale non abbia saputo fronteggiare e risolvere adeguatamente la problematica venutasi a creare, mancando di attuare le dovute iniziative. Le uniche fasi di coordinamento e di scambio di informazioni realmente efficaci sembrerebbero essere state quelle tese a minimizzare o a nascondere le proprie carenze e inadempienze. Mai», dice la polizia, «è stata espressa preoccupazione per i numerosi bagnanti che hanno affollato il litorale pescarese, soprattutto per le categorie più esposte come i bambini». Per due volte in una settimana, il divieto di balneazione non viene adottato: accade il 23 luglio – «Ha raddoppiato rispetto al minimo», dice Vespasiano parlando dell’inquinamento in via Balilla – e poi ancora dopo il 28, quando una rottura della fognatura in via Raiale provoca lo sversamento nel fiume di 30.600 metri cubi di liquami.
«Liquami normali». E che la fuoriuscita di liquami sia quasi la «normalità» a Pescara emerge da una telefonata tra Vespasiano e il presidente dell’Aca Enzo Di Baldassarre (non indagato) subito dopo la rottura del 28 luglio.
Di Baldassarre: «Adesso, questa rottura è un fatto, non straordinario, ma è un fatto completamente ordinario. Tra l’altro sono poche ore perché loro sversano solo nel momento della saldatura. Per fare la saldatura ci vogliono due ore, sversano per due ore».
Vespasiano: «Bhè, bhè, non è, non... non è così perché è da ieri sera che sta sversando... al fiume».
Vespasiano: «Enzo, sono bloccate le pompe! Stanno scavando ma le pompe sono già bloccate da ieri sera».
Di Baldassarre: «Saranno bloccate per il tempo strettamente necessario per fare i lavori! Più di tanto non...».
Vespasiano: «Eh, ho capito, sì, sì, sì, però non è solo mentre saldano... è tutto il periodo della lavorazione che sono bloccate le pompe».
Di Baldassarre: «Eh, ma quello, che ci vogliamo inventare? Abbiamo altre possibilità?».
Vespasiano: «Niente, niente, niente, no, no, no, infatti ti stavo dicendo eh... vabbò».
Di Baldassarre: «Si fa quel che è possibile! Non è che possiamo fare l’impossibile. D’altronde se avessimo potuto fare una procedura più rapida l’avremmo fatta».
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