Tragedia dell’Orta, verso il risarcimento milionario

9 Ottobre 2020

L’udienza di ieri rinviata, su richiesta delle parti civili, per completare l’iter A pagare, le assicurazioni del Comune di Caramanico e del Parco della Maiella

CARAMANICO. Con un risarcimento danni milionario, il procedimento sull’assurda morte di Paride Pirocchi (da tutti conosciuto come Giuseppe) e della moglie Silvia D’Ercole, annegati nel fiume Orta, perde tutte le parti civili (una decina rappresentate dagli avvocati Giuliano Milia e Arnaldo e Francesco Tascione) che si erano costituite contro i due imputati accusati di omicidio colposo: l’ex sindaco di Caramanico, Simone Angelucci (difeso da Giacomo Nicolucci), e l’ex direttore del Parco della Maiella, Oremo Di Nino (assistito da Alessandro Margiotta).
Parti civili che ad oggi escono di scena soltanto virtualmente, in quanto l’udienza di ieri è stata rinviata su richiesta delle stesse parti civili per definire un passaggio burocratico, ma indispensabile, per completare l’iter del risarcimento danni che sembra superi di molto il milione di euro.
Fra i familiari delle vittime destinatari del risarcimento pagato dalle assicurazione dei due Enti chiamati in causa dalle parti offese come responsabili civili, e cioè il Comune di Caramanico (difeso da Vincenzo Di Girolamo) e il Parco della Maiella (difeso da Augusto La Morgia) ci sono infatti anche i due figli della coppia scomparsa il primo maggio del 2017.
Per liquidare le somme ai due ragazzi, che all’epoca dei fatti avevano 8 e 5 anni, e che quindi ancora oggi sono minorenni, è necessario il passaggio dal giudice del tribunale dei minori. Compiuto questo adempimento indispensabile, che tecnicamente porterà via un paio di mesi, gli imputati torneranno in aula il 14 gennaio prossimo per comunicare una eventuale scelta di rito abbreviato, molto probabile vista l’uscita di scena delle parti civili, o comunque per discutere per il rinvio o meno a giudizio.
Si è trattato di una vera e propria disgrazia quella costata la vita alla giovane coppia originaria di Scerni, che quel primo maggio di tre anni fa aveva organizzato una gita in famiglia in quel magnifico posto del Parco della Maiella: gita che stravolto un’intera famiglia, lasciando due bambini orfani. Una disgrazia che però, a detta della procura, ma soprattutto alla luce della consulenza del perito della famiglia, l’ingegnere Lino Prezioso, poteva essere evitata. Il perito, infatti, nelle sue conclusioni aveva evidenziato la mancanza, lungo quel percorso, di una cartellonistica adeguata in un luogo peraltro pieno di rischi e pericoli per i visitatori e non solo. E comunque la procura aveva contestato ai due imputati l’omicidio colposo proprio perché, ciascuno per quanto di propria competenza, avrebbe dovuto far segnalare ogni possibile pericolo in quella zona molto frequentata dai turisti.
Fu per prima la moglie a scivolare nel fiume e il marito, nel tentativo di salvarla, finì per annegare anche lui davanti agli occhi dei due figli.
Nel capo di imputazione si dice che gli imputati avrebbero «omesso di adottare le misure idonee a garantire la fruizione, in condizioni di sicurezza, dei sentieri e della zona denominata Marmitte dei Giganti (nota anche come le rapide di Santa Lucia), secondo le indicazioni contenute nel piano di fruizione del Parco Nazionale della Maiella che prescriveva, tra le azioni da compiere a tutela della incolumità pubblica, la sistemazione dei tratti di sentieri segnalati per migliorare le condizioni funzionali e di sicurezza della rete, la progettazione di specifica segnaletica per l’intera rete del Parco, indicativa e illustrativa».
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