Tragedia sui monti abruzzesi Muore albergatore, un ferito

29 Aprile 2022

La caduta lungo un canalone: salvo miracolosamente un istruttore di sci, illeso il fratello

PACENTRO. Era sciatore provetto, un grande maestro di sci, amante dello sport e della montagna. Gli piaceva sudare in bicicletta, sulla sua mountain bike, anche se il suo sport preferito era lo scialpinismo: affrontare i canaloni ghiacciati delle montagne abruzzesi, dopo averle scalate con scarponi e ramponi ai piedi e sci in spalla, era la sua grande passione. Gli dava una carica in più, quell’adrenalina che lo faceva sentire un giovanotto, nonostante i suoi 60 anni. Una passione che ieri lo ha tradito insieme alla sua montagna. La Maiella madre, la montagna che amava più di tutte e che per Marco Trozzi, albergatore di Pescocostanzo, si è fatta matrigna vestendosi ancora una volta a lutto. Non si sa se per improvviso un malore, o una fatale disattenzione, fatto sta che Trozzi, scendendo con gli sci da monte Amaro, è caduto sulla neve ghiacciata scivolando a valle per più di trecento metri. Con lui c’erano due suoi amici, i fratelli Alessio e Massimiliano Giancola, di Roccaraso. Vedendo l’amico in difficoltà, Alessio ha cercato di fermarlo frapponendosi con il suo corpo ma finendo lui stesso travolto. Un gesto eroico che non è servito ad evitare che Marco, nonostante indossasse il casco di protezione, scivolando verso valle senza alcun controllo, andasse a urtare violentemente contro alcuni spuntoni di roccia che uscivano dalla neve e che lo hanno ferito mortalmente. Più fortunato Alessio, anche lui scivolato a valle sulla neve ghiacciata, senza però finire sulle rocce. Si è fermato con varie ferite e abrasioni a pochi metri di distanza dal povero Marco, senza mai perdere conoscenza. A dare l’allarme è stato il fratello Massimiliano.
I SOCCORSI
Subito è scattata la macchina dei soccorsi e in pochi minuti l’elicottero del 118 con a bordo gli operatori sanitari e gli uomini del soccorso alpino, coordinati dal responsabile Daniele Perilli, si è alzato in volo raggiungendo in poco tempo Rava della Giumenta bianca, la zona della Maiella dove è avvenuta la tragedia. L’operazione di recupero della vittima e dello sciatore ferito, non è stata facile, a causa del vento gelido che ieri soffiava particolarmente forte. A constatare il decesso del povero Marco è stato il medico del 118. Nel frattempo a Passo San Leonardo sono arrivati anche i carabinieri della stazione di Caramanico e i carabinieri forestali di Sant’Eufemia che hanno seguito le operazioni di recupero dal piazzale dell’albergo con il figlio maggiore e a uno dei fratelli della vittima. I primi ad arrivare a valle sono stati i due fratelli: Alessio è stato trasportato al pronto soccorso dell’’ospedale di Popoli, mentre Massimiliano si è trattenuto con i carabinieri ai quali ha raccontato i momenti drammatici della caduta e della morte dell’amico: «Quando è scivolato Marco, io ero pochi metri verso valle. Cadendo ha cercato di aggrapparsi con la mano al mio bastoncino. Poi Alessio ha cercato di fermarlo ed è stato travolto. Li ho visti precipitare a valle, fino a quando sono scomparsi dai miei occhi. Mi sono accorto che era successo qualcosa di grave quando, scendendo con gli sci, ho visto sulla neve prima i guanti, poi una scia rossa di sangue. Quando li ho raggiunti ho capito che per Marco non c’era più nulla da fare»
IL PIANTO DEL FIGLIO
E DEI FRATELLI DI MARCO
L’elicottero con a bordo il corpo del povero albergatore è arrivato nel piazzale di passo San Leonardo poco dopo le 14. Era chiuso in un telo nero. Gli uomini del soccorso alpino lo hanno adagiato sul parte verde con il figlio, fresco di laurea in ingegneria e già alle dipendenze di Trenitalia, che è scoppiato in un pianto dirotto. Non se l'è sentita di vedere il padre con il viso trasfigurato dalle ferite e il il difficile e drammatico compito del riconoscimento è toccato al fratello più piccolo della vittima, Paolo. Sul posto con lui c'erano anche gli altri fratelli Pietro e Franco anche loro sconvolti per la tragica fine di Marco. Dopo il nulla osta arrivato dal magistrato di turno del tribunale di Pescara, la salma è stata riconsegnata alla famiglia per la celebrazione dei funerali.
CHI ERA LA VITTIMA
Marco Trozzi era proprietario di un piccolo albergo a Pescocostanzo, Archi del sole, ed era conosciutissimo in tutto l'Alto Sangro. Quarto di sette figli aveva scelto la strada della ristorazione senza mai abbandonare quella che era la sua passione: la montagna in tutte le sue declinazioni. Recentemente aveva ottenuto il brevetto di maestro di mountain bike per organizzare raduni e manifestazioni della montagna estiva. Lascia la moglie Gabriella e tre figli, Niccolò, ingegnere gestionale nelle Ferrovie dello Stato, Corinna, anche lei laureata, e Tommaso di soli 12 anni. Un brutto colpo per tutto il paese: Marco era benvoluto da tutti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA