Trapianti, il cuore grande di un piccolo falegname

24 Dicembre 2015

Dopo una settimana di coma in Rianimazione ha smesso di vivere a 71 anni ma la scoperta è stata che anni fa aveva dato il consenso a donare reni e cornee

PESCARA. È una storia di quelle che emozionano, perché poi niente succede per caso. È la storia di un uomo buono, come dicono tutti a Pretoro, che una settimana fa va in coma all’improvviso nel laboratorio di falegnameria di famiglia e poi, è storia di ieri, muore all’ospedale di Pescara dov’era ricoverato. E che cosa scoprono i medici della Rianimazione? Che quell’uomo buono, tra i primi donatori di sangue del paese, sempre pronto a correre ovunque si avesse bisogno, tanti anni fa fu tra i primi a dare il consenso volontario per la donazione degli organi.

E così succede che ieri, all’antivigilia di Natale, Claudio Filoso, 71 anni, ha fatto il suo ultimo regalo al prossimo: reni e cornee che salveranno l’esistenza di qualcuno che, tra Bergamo e Milano, avrà accolto come un segno di Natale l’attesa comunicazione del trapianto.

E ieri che la sua Pretoro ha dato l’addio a Filoso, il fratello maggiore Renato ne racconta commosso la storia: «Per capire com’era Claudio basta raccontare un aneddoto. Quando era sotto le armi, a Milano, un ragazzo che si doveva operare aveva bisogno delle trasfusioni di sangue e lui si prestò immediatamente: seduto su una lettiga vicino al compagno operato, mise a disposizione il suo sangue per tutta la durata dell’intervento, riuscendo alla fine a salvarlo. Lui era così, generoso, e non aveva paura di niente, dove serviva qualcosa ci pensava sempre lui. In paese ha aiutato tantissima gente, per molti è stato un punto di riferimento».

Sposato con la signora Maria, senza figli, Claudio Filoso ha sempre messo la sua vita a disposizione degli altri: «Verrà rimpianto un po’ da tutti, dall’Avis, dallo sci club, dagli alpini, dalla chiesa», riprende Renato Filoso. «Lui era attivo e presente in tante associazioni, sempre pronto a correre dove c’era bisogno, in chiesa soprattutto, ma ovunque». Un altruismo ben condito dal suo saper fare: insieme con i fratelli Renato e Antonio, rispettivamente tornitore e intagliatore di legno, Claudio Filoso era, a detta dello stesso fratello Renato «un tuttofare, nel senso che sapeva fare proprio tutto con il legno, anche se di mestiere faceva il restauratore. Come si dice dalle nostre parti, con lui se n’è andata la trave della casa». Una perdita che arriva alla fine di una settimana dolorosa quando, il 16 dicembre, il fratello Renato lo vede per l’ultima volta al lavoro nel laboratorio di falegnameria. «Stavo andando con mia moglie a Fara, ci siamo salutati ed è finita là. Al ritorno ho visto tutta la gente là fuori, si era sentito male, un ictus. Per fortuna era passato da lui un amico che l’ha sorretto e almeno non è caduto». Ma non è bastato a salvarlo. Ricoverato d’urgenza all’ospedale di Pescara, dopo uno stato di coma profondo causato dall’improvvisa emorragia cerebrale, martedì Claudio Filoso è morto. Ed è stato allora che si è materializzata la sua ultima volontà di mettersi a disposizione del prossimo: si è infatti scoperta, su indicazione dei familiari, poi confortata dal sito del ministero della Sanità, la sua volontà di donare gli organi. «Mio fratello venti anni fa si era operato al cuore, aveva un by-pass, sarebbe stato felice di sapere che comunque, nonostante gli acciacchi di salute, è riuscito comunque a donare qualcosa, come voleva lui. Almeno così avrà fatto contento qualcuno». E ieri pomeriggio, nella chiesa di San Nicola l’ultimo grazie del paese a Claudio, uomo buono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA