Trappole per ridurre i cinghiali C’è l’ok del consiglio comunale

PENNE. Il consiglio comunale di Penne ha approvato il regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva regionale Lago di Penne, tramite l’adozione di recinti di cattura....
PENNE. Il consiglio comunale di Penne ha approvato il regolamento per ridurre il numero di cinghiali nell’area protetta della riserva regionale Lago di Penne, tramite l’adozione di recinti di cattura. Le trappole, selettive autoscattanti, saranno gestite dai proprietari dei fondi agricoli i cui terreni insistono all’interno della Riserva, con la supervisione del comitato di gestione della Riserva. Ad ogni gestore sarà concesso un solo recinto di cattura. Gli interessati alla gestione di un recinto mobile di proprietà pubblica devono presentare domanda al Comitato che assegna quelli a disposizione, in base alla data di presentazione della domanda a seguito di bando pubblico.
In Abruzzo la fauna selvatica, in base ai dati forniti a gennaio da Coldiretti, produce un danno di almeno 3 milioni di euro all’anno, a cui si va ad aggiungere quello provocato alle persone. Solo a Penne sono circa 450 le aziende agricole che da qualche anno devono fare i conti con il sovraffollamento dei cinghiali. «Continueremo a monitorare la situazione», spiega l’assessore Nunzio Campitelli, «per capire se l’utilizzo dei recinti di cattura possa ridurre la presenza degli ungulati. La nostra riserva naturale è molto frequentata e dobbiamo garantire l’incolumità di cittadini e turisti. Anche gli agricoltori e gli allevatori hanno bisogno di risposte e speriamo che l’adozione di queste gabbie possa limitare il problema».
Durante il consiglio comunale il consigliere di maggioranza Camillo Savini ha proposto un emendamento, poi respinto, che prevedeva la possibilità di autorizzare l’abbattimento dei cinghiali anche all’interno della Riserva. Negli ultimi anni i cinghiali sono stati avvistati con frequenza anche nel territorio urbano e nei parchi cittadini. «L’abbattimento è previsto anche da una legge regionale», dice Savini, «la mia è una presa di posizione a tutela della sicurezza e del lavoro degli agricoltori».

