Trasporto di defunti e vacanzieri Scoperta la truffa delle ambulanze

12 Aprile 2019

PESCARA. Defunti trasportati in ambulanza, corse singole rendicontate alla Asl come cumulative e, in un caso, persino il viaggio di un dializzato da una località di vacanza fuori regione a casa...

PESCARA. Defunti trasportati in ambulanza, corse singole rendicontate alla Asl come cumulative e, in un caso, persino il viaggio di un dializzato da una località di vacanza fuori regione a casa propria, senza autorizzazioni e in assenza dei requisiti di legge.
La Guardia di finanza di Pescara l’ha definita la “truffa delle ambulanze” poiché, secondo l’indagine effettuata delle Fiamme gialle, soltanto nel 2017 avrebbe portato a un’associazione di volontariato un giro d’affari illecito che ammonta a circa 40.000 euro.
I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria del comando provinciale di Pescara, diretti dal tenente colonnello Luca Lauro, hanno denunciato l’associazione, alla Procura della Repubblica per truffa aggravata ai danni dello Stato e l’hanno segnalata per violazioni della normativa in materia di responsabilità amministrativa degli enti.
Le attività investigative, durate circa un anno e mezzo, hanno rivoltato come un calzino gli interventi di soccorso in emergenza con le ambulanze del 118 e i cosiddetti trasporti secondari di infermi e dializzati. Tutti quei servizi, in sostanza, che con l’entrata in vigore del decreto del sub-commissario alla Sanità Giovanna Baraldi, a partire dal 2011 sono stati affidati ad associazioni ed enti esterni convenzionati con la Asl di Pescara, per consentire l’attuazione del piano di rientro della Regione Abruzzo.
Il decreto, infatti, impegnava le aziende sanitarie a ridurre il numero dei viaggi programmati, effettuando corse cumulative anziché singole, nei casi possibili e senza ledere la qualità del servizio. È qui che, secondo gli accertamenti della Guardia di finanza, si inseriscono le attività illecite di uno degli organismi di volontariato che operano in convenzione con il sistema sanitario nazionale. L’associazione, sempre secondo le indagini dei finanzieri, avrebbe gonfiato sistematicamente i costi sostenuti per il trasporto dei pazienti. In particolare sarebbero stati addebitati al sistema sanitario nazionale “molteplici trasporti singoli quando, invece, erano stati effettuati trasporti cumulativi”, oppure sarebbero stati indicati addirittura “trasporti di persone che risultavano decedute da mesi”.
In un caso, dopo un incidente, è stato rendicontato alla Asl «il trasporto di una persona da una località fuori regione, in cui si trovava in vacanza, al proprio domicilio, senza alcuna autorizzazione e in assenza dei requisiti di legge».
Il danno erariale calcolato ammonta a 40.000 euro nel 2017. «L’indagine delle Fiamme gialle pescaresi», specifica il comandante provinciale Luca Lauro, «ha impedito che l’attività illecita si protraesse nel tempo, cagionando ulteriori danni alle casse pubbliche».
Una volta scoperta, in sostanza, l’associazione ha iniziato a mettersi in regola. «L’attività di servizio conclusa», conclude Lauro, «conferma il costante impegno del Corpo nel contrasto ad ogni forma di illecito e frode in materia di spesa pubblica nazionale, che riveste sempre più una crescente importanza strategica per la collettività ed è finalizzata a salvaguardare i moltissimi organismi di volontariato che operano con scrupolo e professionalità, attenendosi alle regole».
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