Traumatologia scoppia, in coda per ore

18 Agosto 2018

Nell’ambulatorio c’è un solo ortopedico in servizio, attese estenuanti per i cittadini che hanno bisogno di medicazioni

PESCARA. C’è chi percorre il lungo corridoio dell’accettazione avanti e indietro in attesa di una medicazione, camminando grazie al supporto di una stampella. C’è un’anziana signora stesa su una barella, con il proprio numeretto in mano, che ha ormai perso la cognizione del tempo trascorso da quando è entrata al Pronto soccorso ed è stata poi dirottata nella sala d’attesa dell’ambulatorio di Traumatologia dell’ospedale civile. Molti utenti sono in piedi e hanno un arto ingessato. Qualcun altro, invece, è seduto sulla sedia a rotelle, con evidenti segni di contusione sul viso e sulle gambe.
In tantissimi, ieri mattina, si sono ritrovati in coda, spazientiti, davanti ai locali dell’unità operativa complessa di Ortopedia e Traumatologia dello Spirito Santo, diretta da Rocco Erasmo, qualcuno aspettando fino a 12 ore prima di essere mandato a casa. Il tutto perché in piena estate, nella settimana di Ferragosto, all’ambulatorio di Traumatologia era in servizio un solo medico nonostante il picco di accessi. «Qui c’è gente che sta aspettando di essere visitata da ieri notte, è un’indecenza», sbotta Gianni Santilli, ex assessore comunale al commercio durante l’amministrazione dell’ex sindaco Luigi Albore Mascia, in fila ieri mattina alle 11,30 come tanti altri utenti, in compagnia della suocera, stesa su una barella, «noi siamo arrivati alle 6,30 ma in 5 ore le hanno fatto soltanto la radiografia. Chiamano un numero all’ora, non si sa quanto ancora dobbiamo aspettare. Il problema è che qui si concentrano tutte le prestazioni: rimozione dei gessi, visite, consulenze, accessi dal pronto soccorso. È una lamentela continua anche da parte di medici e infermieri per la mancanza di personale». La suocera di Santilli è stata poi dimessa nel pomeriggio, intorno alle 18,30, dopo una trafila durata complessivamente 12 ore.
Ma il suo non è un caso isolato. Una donna, di origini indiane ma residente a Montesilvano, racconta di essere arrivata in ospedale la sera precedente con l’ambulanza, intorno alla mezzanotte. La prima visita l’ha fatta alle 6 del giorno successivo e poi, tra la consulenza ortopedica e la medicazione del piede, è stata dimessa alle 12 di ieri. «Anche a noi è successa la stessa cosa, ma qualche settimana fa», aggiunge una mamma, Gabriella Teofili, in fila ieri mattina assieme a suo figlio, «c’è una grossa disfunzione, nel reparto si accavallano troppe prestazioni. I medici non hanno colpe, poverini fanno tutto ciò che possono, ma il problema è che sono pochi. Vorrei davvero sapere come vengono spesi i soldi delle nostre tasse». «Ci avevano assicurato che avremmo finito in 45 minuti», prosegue Maria Morelli, un’altra cittadina arrivata a Traumatologia con il marito, dopo una caduta al mare, «il Pronto soccorso è stato veloce, ma adesso con tutta questa folla non sappiamo quanto ancora dobbiamo aspettare per la visita ortopedica. Ci hanno detto che in tre ore sono entrati soltanto due pazienti».
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