Travolse e uccise Valeria, condannato a 8 anni

15 Maggio 2026

Il giudice va oltre la richiesta dell’accusa a 6 anni, in considerazione del suo alto tasso alcolico. L’uomo, agli arresti, era senza patente. L’incidente è avvenuto il 30 settembre. La vittima aveva 43 anni

PESCARA. La pubblica accusa, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a sei anni di reclusione, ma il gup Francesco Marino ha ritenuto che non fossero sufficienti e ha condannato Tony Di Rocco, 37 anni di Pescara, a 8 anni di reclusione per omicidio stradale e con l’aggiunta della interdizione perpetua dai pubblici uffici, con il rito abbreviato che permette la riduzione di un terzo della pena. A incidere sull’aumento di pena, anche l’elevato tasso alcolico che l'imputato fece registrare quasi nell'immediatezza del fatto, anche se la polizia dovette andarlo a prendere a casa sua dove si era rifugiato, facendo credere che alla guida della Mercedes Classe A che investì sulla sua bicicletta Valeria Di Lorenzo, 43 anni, ci fosse sua moglie che invece sedeva al posto del passeggero come venne successivamente accertato dalle indagini.

Fu la stessa moglie a dichiarare la verità alle forze dell'ordine, incalzata dalle domande della polizia che conosceva la posizione giudiziaria di Di Rocco. Compito arduo quello dell'avvocata Melania Navelli che ha cercato di difendersi dalle diverse contestazioni che la pm Fabiana Rapino aveva riportato nell'imputazione. L’imputato si trovava agli arresti domiciliari in quanto era uscito dal carcere per motivi di salute e per di più si era messo alla guida dell’auto intestata alla moglie che sedeva a fianco, pur non avendo mai conseguito la patente. A questo si aggiunge l’omicidio stradale aggravato dallo stato di ebbrezza e non ultimo il fatto di aver abbandonato il luogo dell’incidente senza prestare le cure alla vittima.

L’incidente si era verificato il 30 settembre del 2025 in via Rio Sparto, davanti al campetto sportivo, zona peraltro piuttosto pericolosa dove spesso si verificano incidenti. La donna venne investita mentre, in sella alla sua bicicletta, stava percorrendo la strada nel senso di marcia contrario al suo investitore, centrata in pieno dal conducente della Mercedes che probabilmente, come venne detto, stava effettuando un sorpasso.

Di Rocco, ieri presente in aula davanti al gup Marino, quando venne sottoposto all’interrogatorio di garanzia dopo la richiesta di misura cautelare avanzata dal pm (per la procura non poteva esistere alternativa vista l’evasione dai domiciliari dell’imputato), alla presenza del suo legale di fiducia ammise di aver commesso il fatto e pronunciò soltanto poche parole: «Ho sbagliato». Troppo poco secondo il gip Mariacarla Sacco che nella misura, per motivare le inderogabili esigenze special preventive, scrisse: «posto che la spregevole condotta posta in essere denota come lo stesso abbia mostrato totale disprezzo per le istituzioni e non sia meritevole di alcuna misura di tipo fiduciario ben potendo reiterare le condotte contestate, alla luce delle modalità spregiudicate di commissione dei reati in esame, indicativi dell’assenza di remore».

E nel ricostruire l’accaduto il giudice evidenziò anche le importanti testimonianze di due persone che assistettero all’incidente mortale e che nell’immediatezza del fatto dichiararono che alla guida c’era un uomo e non una donna. Mentre l’altro teste disse anche che la bicicletta della vittima era stata spostata da un ragazzo, mostrando alla municipale e alla polizia la foto scattata con il suo cellulare prima che il mezzo venisse spostato.

Una collaborazione preziosa con le forze dell’ordine, importante anche perché fa capire sia dell’attenzione posta all’incidente da due cittadini che intendono partecipare alla ricostruzione della verità, sia il desiderio di rendere quella zona meno pericolosa dal punto di vista della viabilità e di conseguenza della vivibilità. Al processo con il rito abbreviato non c’erano parti civili in quanto liquidate in precedenza dall’assicurazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA