Tre costruttori contro il Comune per i palazzi dietro la pineta

I gruppi D’Andrea, Chiavaroli e Sopeco vanno al Tar per sbloccare i progetti fermi da 10 anni Ricorso per annullare i vincoli sui terreni posti dall’amministrazione D’Alfonso: «Sono illegittimi»
PESCARA. È quasi una battaglia navale che va avanti dal 2004, dai tempi della prima amministrazione Luciano D’Alfonso, quella che oppone il Comune a tre imprenditori dell’edilizia. Dopo 10 anni – con i terreni tra la pineta di Santa Filomena e le piscine Le Naiadi acquistati edificabili a prezzi vicini ai 200 euro al metro quadrato e nel frattempo diventati a verde pubblico – i costruttori tentano la mossa per scardinare la casella F1, quella che per il Prg significa vincolo a verde pubblico: le società San Michele srl di Montesilvano, dell’imprenditore scomparso Michele D’Andrea, la Montedil di Enio Chiavaroli e la Sopeco di Fabrizio Di Luzio hanno presentato ricorso al Tar per ottenere i permessi per costruire palazzi nel Parco nord.
È un caso che ripresenta all’inizio di tutte le estati, quando le amministrazioni si accorgono che Pescara non ha abbastanza parcheggi per il mare e così è necessario chiedere ai costruttori, proprietari delle aree, la possibilità di usarle, ancora meglio se gratis. Ma, finora, ogni tentativo di mediazione tra il Comune e le imprese è finito sempre con un niente di fatto, anche quando nel 2013 la proposta dei costruttori aveva riscosso il placet di una parte dell’amministrazione di centrodestra guidata dall’allora sindaco Luigi Albore Mascia. Quell’accordo mai ratificato prevedeva la cessione gratuita al Comune del 70 per cento delle aree, ossia 37.350 metri quadrati, destinati a ospitare il Parco Nord; inoltre, a realizzare le opere con un investimento di un milione e 800 mila euro sarebbero stati proprio i privati in cambio della possibilità di costruire palazzi sul restante 30 per cento della zona (16.700 metri quadrati). Ma anche a fronte di questa proposta, la trattativa per l’area che ospita i parcheggi estivi si è arenata.
Adesso, i tre costruttori chiedono al Tar di annullare gli atti del Comune ritenendoli «illegittimi». È un ricorso corposo quello presentato dai gruppi D’Andrea, Chiavaroli e Di Luzio: le tre ditte sostengono che i provvedimenti del Comune per il parco Nord sono caratterizzati da «violazione e falsa applicazione di ogni norma di principio in materia di corretto agire dell’amministrazione. Eccesso di potere per errore sul presupposti. Difetto assoluto di motivazione. Contraddittorietà con la precedente determinazione. Illogicità manifesta».
Da una parte, il Comune vuole realizzare il parco Nord ma non ha i soldi per acquisire tutti i terreni espropriandoli – servirebbe qualcosa come 6 milioni di euro ma l’amministrazione in pre-dissesto finanziario non può permettersi una spesa simile; dall’altra parte, il mercato dell’edilizia rispetto ai primi anni Duemila è cambiato e il boom del mattone è passato, dunque, per i costruttori il danno si è già consumato e il conto potrebbe essere girato proprio al Comune. In mezzo c’è un’area di 53.358 metri quadrati che resta abbandonata. Così, se il Comune si gioca la possibilità di ottenere chiavi in mano un grande parco di fronte al mare, dall’altra i costruttori sanno che quella è una delle ultime aree di pregio su cui investire a ridosso della riviera.
Adesso a decidere se il vincolo posto dall’amministrazione D’Alfonso, su richiesta dell’allora consigliere di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo, è legittimo oppure no saranno i giudici del Tar: la giunta Alessandrini ha deciso che resisterà al ricorso. In particolare, al centro del ricorso, c’è un cavillo: i costruttori chiedono di annullare la delibera del consiglio comunale 196 del 19 dicembre 2011 sull’adozione della variante urbanistica. Inoltre, chiedono l’annullamento «di ogni altro atto il provvedimento conseguente, presupposto connesso»: significa che, per i costruttori, il vincolo posto dall’amministrazione D’Alfonso è illegittimo e va cancellato. È su questo che dovrà esprimersi il Tar. Ancora più nel dettaglio, le tre società chiedono «l’annullamento della relazione tecnica illustrativa limitatamente alla parte in cui assegna la qualificazione di vincolo morfologico e non espropriativo alle zone con destinazione F1 verde pubblico-parco pubblico».
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