Tre giorni per rendere omaggio alla “Quarto Savona 15”

PESCARA . Il contachilometri della Fiat Croma marrone, la squadra “Quarto Savona 15” segna ancora 102.287 chilometri. L’auto era la prima del corteo delle tre blindate che quel pomeriggio di 26 anni...
PESCARA . Il contachilometri della Fiat Croma marrone, la squadra “Quarto Savona 15” segna ancora 102.287 chilometri.
L’auto era la prima del corteo delle tre blindate che quel pomeriggio di 26 anni fa avevano prelevato Giovanni Falcone e la moglie, Francesca Morvillo, all’aeroporto di Punta Raisi.
L’esplosione le colpì sulla A29, poco prima dello svincolo per Capaci. Quasi 600 chili di tritolo destinati al magistrato che con le intuizioni aveva inflitto colpi durissimi alla mafia. La Croma marrone fu investita in pieno dall’onda d’urto, che la scaraventò a diverse centinaia di metri. La ritrovarono in un oliveto, con i corpi smembrati dei suoi occupanti, tre agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Era il 23 maggio del 1992.
Quella macchina, in realtà, non si è mai fermata. Da anni Tina Montinaro, moglie di Antonio, è in giro per l’Italia assieme ai resti accartocciati e arrugginiti di quella Fiat Croma custoditi in una teca di vetro, per non dimenticare. L’oblio della memoria significherebbe uccidere due volte chi «viveva serenamente, ogni giorno, il rischio di perdere la vita».
Ieri la macchina è giunta a Pescara, nell’ambito delle manifestazioni previste nel cartellone del Premio Borsellino.
A guardare quei resti di ferro, lamiere, plastica, viene la pelle d’oca pensando alla sorte di chi vi era all’interno.
«Avendo avuto un marito così grande», ha detto Tina, «dovevo anche io fare la mia parte. Chi sposa un poliziotto, è come se entrasse con lui in polizia. Ho deciso di partire con la “Quarto Savona 15” per dimostrare che la mafia ha perso, che quella macchina non si è mai fermata e continua a macinare chilometri con me». Tra il pubblico, ieri, anche il figlio dell’agente Vito Schifani, Antonino Emanuele, che oggi è nella Guardia di Finanza. Ha giurato a Bergamo nel 2012, con altri 66 cadetti «per battere il racket». (a.bag.)

