Tre indagati, ora il Dna a confronto con la pistola

Sono accusati anche del colpo all’agroalimentare: l’arma del killer è la stessa
PESCARA. Cosimo (Mimmo) Nobile, Renato Mancini e Fabio Iervese: tutti pescaresi, tutti noti alle forze dell’ordine e gli ultimi due in carcere dal 20 settembre per la rapina all’agroalimentare di Cepagatti compiuta l’11 luglio scorso, qualche settimana prima della sparatoria sulla strada parco. Sono i tre indagati, accusati di omicidio e tentato omicidio, sospettati di aver partecipato, con ruoli diversi, al mortale agguato del primo agosto scorso al bar del Parco, dove è rimasto ucciso l'architetto Walter Albi, 66 anni, e gravemente ferito l’ex calciatore Luca Cavallito, 49 anni. Due gravi fatti di cronaca che hanno come comune denominatore lo stesso terzetto, finito nel procedimento per l’uccisione di Albi, di cui si stanno occupando il procuratore aggiunto Annarita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni, coordinati dal procuratore Giuseppe Bellelli.
LA PISTOLA
Un altro elemento che collega i due fatti è la pistola che il killer avrebbe usato per l’omicidio: pistola che i due che avrebbero messo a segno la rapina all’agroalimentare, e cioè Nobile e Costantino Petragallo (quarto indagato per quella rapina), avrebbero preso alla guardia giurata. Quella pistola, o meglio alcune parti di quell’arma calibro 9.21 (stesso calibro usato per l’agguato mortale), vennero rinvenute dalla squadra mobile del dirigente Gianluca Di Frischia, esattamente un mese dopo l’agguato armato contro Albi e Cavallito, in strada vicinale del Pantano, zona San Donato, tra le sterpaglie, nelle vicinanze del luogo in cui vennero ritrovati due motocicli rubati, uno dei quali Yamaha X-Max, probabilmente usato dal killer per raggiungere il luogo del delitto. Il giorno dopo, il 3 settembre, la polizia nella stessa zona trovò un casco, i resti di una pistola, un cellulare, scarpe sportive e un caricatore con 5 colpi.
IL DNA DEI SOSPETTATI
Ma il passaggio che potrebbe imprimere una svolta all'inchiesta, arriverà il 24 novembre, con l’incidente probatorio richiesto dal difensore di Nobile, l'avvocato Luigi Peluso, e concesso dal gip Giovanni de Rensis nonostante il parere negativo della procura. Si tratta di un atto irripetibile disposto dalla procura: il prelievo del Dna dei tre sospettati, che servirà per compararlo con quello già tirato fuori dai reperti sequestrati dagli investigatori. Per i due che si trovano in carcere il prelievo è stato disposto con provvedimento dal gip, mentre Nobile lo avrebbe fatto spontaneamente. Ma qualche giorno prima di andare a Roma, nel laboratorio dello Sco della polizia per eseguire la comparazione, il legale di Nobile ha presentato la richiesta di incidente probatorio che ha bloccato l'esame. Per la procura, quella richiesta di incidente probatorio andava rigettata perché la prova da effettuare, analisi e comparazione del materiale biologico già repertato, poteva essere compiuto in qualsiasi momento.
TESTIMONIANZA CHIAVE
Un apporto determinante alle indagini sarebbe arrivato dalla testimonianza del sopravvissuto Cavallito che, ripresosi dal coma farmacologico seguito agli interventi chirurgici che lo hanno strappato alla morte, avrebbe riferito agli inquirenti elementi di primaria importanza, sia su quell’appuntamento mancato al bar del Parco, teatro della sparatoria, sia sul possibile movente che riguarderebbe un affare da 400 mila euro. Un affare che Albi e Cavallito stavano per concludere, probabilmente legato alle case sul mare davanti a l porto turistico, ma forse tenendo fuori qualcuno che maturò la sua vendetta. Ma gli inquirenti erano già al lavoro sull’attuale pista, avendo già iscritto nel registro degli indagati Nobile, cui seguirono Mancini e Iervese.
DUE INCHIESTE
Il lavoro portato avanti dai magistrati che seguono le indagini sull'omicidio, si è incrociato più volte con quello del collega Luca Sciarretta, titolare dell'inchiesta sulla rapina all'Agroalimentare di Cepagatti. I quattro magistrati hanno incrociato le indagini dei carabinieri sulla rapina con quelle della polizia sull'omicidio, arrivando ad individuare i presunti responsabili della morte di Albi e del ferimento di Cavallito.
IL KILLER
Il killer, ripreso da una telecamera interna al locale dell’agguato, dopo aver sparato ai due che erano seduti al tavolo in attesa di un ospite che non sarebbe mai arrivato, entrò nel bar e si avvicinò ad Albi e Cavallito per esplodere contro di loro altri colpi che avrebbero dovuto dargli la certezza della loro morte. Ma Cavallito è sopravvissuto.

