Tre morti e un solo contagiato I ricoverati sotto quota cento

PESCARA. Sono meno di 100 i pazienti ricoverati per il coronavirus in Abruzzo. È questo l’aspetto più rilevante che emerge dagli ultimi dati comunicati dalla Protezione civile nazionale che...
PESCARA. Sono meno di 100 i pazienti ricoverati per il coronavirus in Abruzzo. È questo l’aspetto più rilevante che emerge dagli ultimi dati comunicati dalla Protezione civile nazionale che confermano il trend epidemiologico decrescente nella nostra regione. Ieri si è registrato un solo nuovo caso positivo su 1.283 tamponi eseguiti dal laboratorio della Asl di Pescara, centro di riferimento regionale, dall’Istituto zooprofilattico di Teramo, dall’Università di Chieti e dal laboratorio dell’ospedale dell’Aquila. Una percentuale inferiore allo 0,1% che ha portato a 3.258 il totale dei positivi dall’inizio dell’epidemia. Nelle ultime 24 ore si sono registrati tre ulteriori decessi di persone positive al Covid.
Il bilancio delle vittime, così, sale a quota 418. Il dato più rilevante riguarda la pressione ospedaliera. Per la prima volta in Abruzzo il totale dei ricoverati in tutte le strutture sanitarie è sceso sotto quota 100. Sono, infatti, 96 i pazienti ricoverati nei reparti Covid e 3 quelli in terapia intensiva, per un totale di 99 (8 in meno). In isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl restano 554 persone positive, mentre il totale dei guariti è salito a 2.187 (15 più rispetto a venerdì).
«La situazione è abbastanza tranquilla», spiega il professor Giustino Parruti, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive dell’ospedale di Pescara e componente della task force della Regione sull’emergenza coronavirus. «La fase 2 sta funzionando molto bene. Il sistema di controllo è tale che ora c’è un’immediata intercettazione di nuovi contagi. Siamo molto organizzati per individuare all’istante nuovi casi e confinarli. Questa malattia per fare danno ha bisogno di allargare la piramide nascosta. Questo non lo stiamo consentendo più nel momento in cui riusciamo a contenere, con questo ampio sistema di controllo, le micro diffusioni comunque prevedibili per quel minimo di mancata aderenza all’uso di mascherina e alle misure di prevenzione».
Nei giorni scorsi hanno fatto discutere le parole di Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano che ha detto che il nuovo coronavirus «clinicamente non esiste più» e che «terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve prendere la responsabilità». Secondo Parruti «il virus ha perso la sua capacità di trasmettersi e di ampliare la sua distribuzione e questo ci consente di vedere solo casi asintomatici o paucisintomatici, quindi di averne un controllo sempre più immediato senza ulteriore trasmissione. La mia raccomandazione», conclude Parruti, «è di andare avanti così perché ci sono tutte le condizioni per una completa ripresa della normalità pur nella necessaria e saggia prudenza». (g.g.)
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