Tre pescaresi nei guai: nel garage della villa, la serra per la marijuana

21 Agosto 2020

PESCARA. Dall'esterno sembrava il garage di una villetta come tante altre, ma all'interno nascondeva una serra tecnologica, dotata di tutte le strumentazioni per far crescere rigogliosamente più di...

PESCARA. Dall'esterno sembrava il garage di una villetta come tante altre, ma all'interno nascondeva una serra tecnologica, dotata di tutte le strumentazioni per far crescere rigogliosamente più di duecento piante di marijuana in vaso.
Un blitz a Ripa Teatina degli uomini della squadra mobile di Pescara ha consentito, due giorni fa, di scovare e smantellare una consistente coltivazione di stupefacente messa su da tre pescaresi, poi finiti agli arresti domiciliari. Sono Rocco Maccarone, 46enne, Dino Ferretti, 54enne, e Lamberto Lamparelli, trentenne.
L'operazione ha preso il via da un servizio di pedinamento che gli uomini della sezione Antidroga, coordinati dal sostituto commissario Giampaolo Guerrieri, hanno predisposto nei confronti di Maccarone, sospettato di occuparsi di traffici di stupefacenti.
I poliziotti ritenevano di incastrarlo tenendolo d'occhio. E così è stato perché gli investigatori sono arrivati alla villetta di Ripa Teatina e, al suo interno, hanno trovato la piantagione, nascosta in maniera molto accurata e con una serie di precauzioni per evitare controlli.
All'arrivo del personale della Mobile (diretta da Dante Cosentino), nell'abitazione c'era apparentemente solo Ferretti, che probabilmente svolgeva il ruolo di custode della serra e quindi soggiornava nella casa: lo dimostra il fatto che solo una stanza fosse in parte arredata e contenesse alcuni effetti personali verosimilmente riconducibili all'uomo.
Trovandosi di fronte gli agenti, Ferretti si è affrettato a chiarire di essere solo ma è stato ben presto smentito dai fatti. Nell'appartamento in cui si trovava il 54enne gli agenti hanno scovato un foro, sotto a un letto, dell'ampiezza di un metro per un metro attraverso il quale raggiungere il piano sottostante, cioè il garage, passando per una scala di ferro.
Attraverso quel buco gli agenti hanno scoperto che al piano inferiore c'erano anche gli altri due uomini, per cui hanno raggiunto il garage e si sono trovati di fronte la serra, attrezzata di tutto punto. Scendendo la scala di metallo i poliziotti hanno individuato come prima cosa alcune piante di marijuana di piccole dimensioni, custodite in una piccola teca allestita per favorire la crescita delle piante stesse, più una serie di bidoncini contenenti prodotti di vario genere.
Poi, oltre una porta di sughero, c'era la serra vera e propria: una stanza con impianto di areazione e illuminazione studiato nei dettagli e realizzato per assicurare le migliori condizioni di crescita possibili alle 200 piante di marijuana in infiorescenza allineate all'interno.
L'allestimento del locale, ma anche il materiale rinvenuto durante la perquisizione, fanno ritenere che fosse tutto organizzato dettagliatamente: oltre al necessario per l'irrigazione e la concimazione c'era infatti un sistema elettronico di controllo della temperatura, dell'umidità e dell'intensità delle lampade, con tanto di termostato.
Una tecnica davvero affinata, sostengono alla Mobile, probabilmente grazie alle conoscenze di Lamparelli, che di professione fa il giardiniere.
A nulla è servito il sistema di videoregistrazione installato al piano superiore della casa che consentiva, attraverso un monitor, di monitorare in tempo reale il termostato della serra e anche l'esterno della villetta, in modo da controllare gli arrivi. E sempre per evitare visite sgradite, la porta del garage era stata chiusa con una catena e anche sigillata per non far passare l'aria e non far annusare dall'esterno l'odore delle piante, finite sotto sequestro (il pm che coordina le indagini è Giuseppe Falasca) e destinate alla distruzione. (f.bu.)
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