Tre reparti sventrati e abbandonati da 6 anni

12 Novembre 2016

Nel 2010 un’inchiesta con 5 arresti per tangenti fermò l’intervento in corso Da allora metà palazzina è interdetta e il processo si è chiuso senza condanne

PESCARA. Si è fermato a 6 anni e mezzo fa il tempo al terzo, quarto e quinto piano del palazzo rosso dell’ospedale di Pescara. Dal 15 marzo 2010, il giorno dei 5 arresti per una presunta corruzione nei lavori del polo materno-infantile, il cantiere si è fermato. Un anno fa quell’inchiesta su un appalto della sanità che sarebbe stato ritoccato al rialzo, da 2 fino a quasi 7 milioni di euro, è stata azzerata dalla sentenza del tribunale che ha assolto tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste».

Nel 2015 il cantiere è stato dissequestrato – ma su una porta resta ancora un decreto dell’autorità giudiziaria – ma il progetto di un ospedale mamma-bambino, ideato dall’ex direttore generale della Asl Claudio D’Amario, è fallito: all’inizio dell’anno, poco prima di essere promosso a subcommissario della Sanità in Campania, D’Amario ha approvato un piano di investimenti triennale (2016-2018) stanziando 2,6 milioni per completare i lavori mai finiti ma costati già almeno due milioni. Un’intera palazzina dedicata al percorso nascita per sostenere l’aumento dei parti a Pescara a causa della chiusura del reparto di Penne.

Con l’arrivo di Armando Mancini alla guida della Asl, i piani sono cambiati: il palazzo ex Ivap non ospiterà più il polo materno infantile ma un blocco per Oncologia ed Ematologia. Non sarà immediato: la delibera di Mancini, approvata il 9 novembre scorso, parla di almeno 4 anni di attesa.

Il palazzo rosso, invece, è sempre lo stesso dal 2010: 6 anni passati senza lavori e senza colpevoli. All’esterno si vedono la scala di emergenza ormai arrugginita e una recinzione perenne tra via Rigopiano e via Paolini. All’interno, nell’ospedale alla ricerca di spazi e con i reparti affollati, sono disponibili solo i primi due piani sui 5. «No», c’è scritto sui pulsanti dell’ascensore che dovrebbe portare al terzo, quarto e quinto piano. «Fuori servizio», recitano i cartelli appesi sulle porte di altri tre ascensori. Ma da una scalinata si può arrivare al cantiere infinito: un cancello di ferro, una catena e un lucchetto bloccano la strada, ma i tre piani sventrati si vedono lo stesso. Tre aree ridotte allo stato grezzo e adesso serviranno altri lavori. Sembrano una beffa, per pazienti e cittadini che pagano le tasse, i cartelli che ricorda come ci si comporta: «Il deturpamento, l’imbrattamento, il danneggiamento di tutto le superfici di questi locali (scritte, segni grafici, graffiti) costituiscono reato. Gli autori di tali atti saranno denunciati».

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