Tre richieste al governo Conte Emergenza sanità al primo posto

L’incontro chiave in videoconferenza con i presidenti delle Regioni. Anche l’Abruzzo fa la sua parte Marsilio chiede di sospendere il pagamento delle rate del debito: novanta milioni fino al 2022
L’AQUILA. Sospendere fino al 2022 la restituzione di circa 30 milioni l’anno, ovvero le rate del piano di rientro del debito sanitario; somma di 90 milioni che potrebbe essere così destinata all’emergenza economica esplosa con il virus. E, ancora: inserire nel Decreto aprile misure speciali per i crateri post terremoto di L’Aquila e Teramo. Infine, dare un taglio alle pastoie burocratiche per le richieste di cassa integrazione. Tre proposte che il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha portato sul tavolo del governo nel corso della videoconferenza Stato-Regioni sugli emendamenti al Cura Italia.
Riunione presieduta dal ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, e che ha visto la partecipazione di tutti i presidenti delle Regioni italiane, oltre al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, e al commissario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Marsilio, affiancato dal capo segreteria Massimo Verrecchia, ha riproposto il tema della sospensione dei piani di rientro, insistendo per l’approvazione da parte del governo del sub-emendamento presentato da Fratelli d’Italia al Senato, volto a consentire alle Regioni di sospendere i rimborsi per il prossimo triennio attraverso una rimodulazione delle somme da restituire. Il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, seppur non mostrando una totale chiusura, si è detto perplesso.
«Non ho chiesto un regalo», sottolinea il governatore abruzzese, «sul debito sanitario ho ricevuto il pieno sostegno da altre Regioni, come Molise o Calabria, e ne ho parlato con Zingaretti, presidente di un’altra Regione con un piano di rientro importante da onorare (il Lazio, ndr). Misiani ha posto una serie di problematiche, ma credo che le difficoltà siano superabili, non mi arrendo. Ci stiamo tutti ponendo il problema di sospendere mutui, dilazionare pagamenti, stoppare tutta una serie di procedure, non si capisce perché questo debba essere uno dei pochi pagamenti che resterà in piedi. Non mi sembra scandaloso chiedere allo Stato di aspettare», aggiunge Marsilio, «tra due mesi, Regioni e Comuni cominceranno a non avere più la cassa per pagare stipendi e offrire servizi. Se lo Stato non dà una robusta apertura di credito si rischia di fermare tutto. Al termine del terzo anno si ricomincerà a pagare, siamo disponibili a restituire di più ma a quella data vorremmo arrivarci vivi e non morti. Verrebbero liberate risorse da destinare alle spese legate all’emergenza sanitaria e al rilancio economico del territorio abruzzese con iniziative rivolte a famiglie, imprese e comuni».
Quindi l’attenzione sulla ricostruzione post-terremoto. «Già nel Cura Italia di marzo avevamo sollecitato due, tre norme a favore degli uffici speciali per la ricostruzione, dichiarate inammissibili in Parlamento per estraneità di materia», spiega Marsilio, «visto che si sta scrivendo il decreto di aprile, pronto tra una settimana, dieci giorni, ho fatto presente che ci sono aree in Abruzzo che dopo i terremoti stanno subendo questo nuovo flagello e hanno necessità di misure d’aiuto: occorrono norme sulla semplificazione, perché se ricominciamo con Codice degli appalti, bollinature, Corte dei conti è chiaro che staremo altri sei mesi fermi prima che aprano i cantieri. Se invece ci sarà un corposo pacchetto di semplificazioni, anche per le procedure sulla ricostruzione, sarà l’occasione buona per far partire centinaia di cantieri».
Anche per quanto riguarda la cassa integrazione Marsilio ha chiesto di velocizzare le procedure, in particolare per le aziende con più di cinque dipendenti.
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