Tre roghi in pochi minuti Il testimone: c’era un quad

4 Agosto 2021

Il racconto dei residenti nella relazione consegnata ieri al pubblico ministero 

PESCARA. Tre focolai di incendio che si sviluppano negli stessi minuti, tutti nell’area alle spalle di via Pantini, quella si estende dalla ferrovia a valle, da via Terra Vergine alla pianura. E poi un quad che viene notato nella zona di San Silvestro, dopo i roghi nella Pineta e poco prima che le fiamme divampino anche nella zona collinare, mettendo a rischio il monastero del Carmelo. In un puzzle ancora tutto da comporre, sono stati i cittadini, testimoni dell’incendio scoppiato domenica pomeriggio a Pescara, a raccontare cosa è accaduto dalle 14.30 in poi, quando le fiamme si sono sviluppate dietro a via Pantini e subito dopo, spinte da un vento bollente che ha alimentato le fiamme, si sono spostate verso la pineta dannunziana e anche oltre, superando la tangenziale e arrivando al fosso Vallelunga, investendo in pieno l’autodemolizione Ciccone. C’è chi ha visto, fotografato e filmato fino a tre focolai, da punti di osservazione diversi ma sempre attorno alle 14.30, segnalando i focolai a circa 100-200 metri di distanza uno dall’altro. Poi, nelle ore successive, mentre una parte della pineta veniva divorata dalle fiamme, un altro rogo partiva all’altezza di strada vicinale Colle Breccia, a San Silvestro, a una certa distanza dal polmone verde della città che stava scomparendo, facendo scattare un secondo allarme. Due zone diverse, quindi, due punti di accensione distinti e quel quad sospetto.
Come sono andate le cose lo diranno con più chiarezza i carabinieri forestali del Niab (Nucleo informativo antincendio boschivo) che ieri mattina sono arrivati da Roma e hanno avviato i rilievi alle spalle di via Pantini, utilizzando un drone. Attraverso l’osservazione dei segni lasciati dalle fiamme e gli accertamenti direttamente sul campo, che andranno avanti ancora per un paio di giorni, sarà possibile ricostruire la dinamica e le cause dell’incendio e anche il punto o i punti di origine, una volta esaminato il perimetro disegnato dal rogo e dopo aver studiato i venti e la conformazione della zona andata in fumo, circa venti ettari. E lì si concentrerà in maniera mirata l’attenzione degli investigatori, per cercare gli inneschi, sempre che sia possibile trovarli.
Per il pubblico ministero Anna Benigni è stato un incendio doloso e per questo ha aperto immediatamente un fascicolo contro ignoti e due giorni fa ha voluto vedere di persona, con un sopralluogo, il disastro provocato dalle fiamme. Ieri, poi, ha ricevuto una prima relazione da parte dei carabinieri forestali che stanno indagando, insieme ai carabinieri della compagnia di Pescara, sui fatti di domenica. Testimonianze e immagini registrate dalle telecamere sono i primi tasselli messi insieme dagli uomini dell’Arma nelle ore successive ai fatti, ma si continua a scavare, anche attraverso le immagini acquisite attraverso i privati, per ricostruire i fatti.
È da esaminare, ma stavolta da parte dei vigili del fuoco, anche il materiale raccolto ieri dagli uomini del Nucleo Sapr (Sistemi aeromobili a pilotaggio remoto) dell’Aquila. Con i droni hanno rilevato e mappato l’area interessata dall’incendio, oltre a rilevare la temperatura del terreno a due giorni di distanza dai fatti. Domenica la temperatura percepita in città è arrivata a 50 gradi e il vento è stato un alleato delle fiamme che si sono propagate in maniera veloce anche perché i tizzoni ardenti si sono spostati da un punto all’altro, fino a raggiungere le palme su viale Primo Vere, e le chiome degli alberi hanno fatto da propagatori. Quella scattata ieri dai vigili sarà un’altra fotografia dell’esistente all’indomani dell’emergenza che ha travolto la città, creando un danno inimmaginabile, non ancora quantificato, oltre a disagi estremi visto che 71 persone sono state allontanate da casa (tra cui 47 suore, essendo stati evacuati l’istituto Sacro cuore delle francescane, in via De Cecco, e il monastero di via Monte Carmelo) e 46 hanno avuto bisogno di ricorrere alle cure dei medici, per aver respirato tutto quel fumo e anche degli psicologi che hanno prestato assistenza ai cittadini, con il 118, al Pala Becci, dove è stato allestito un posto medico avanzato.