Trecento sanitari non vaccinati: la Asl invia le lettere di sollecito

Nel mirino medici, infermieri, operatori e impiegati che non hanno ancora ricevuto la prima dose Cinque giorni di tempo per rispondere: rischia la sospensione senza stipendio chi non è immunizzato
PESCARA. Trecento tra medici, infermieri, operatori sanitari e amministrativi senza vaccinazione: le verifiche caso per caso sono alle battute finali e da martedì 28 settembre la Asl di Pescara farà partire le lettere di accertamento di avvenuta vaccinazione.
Gli interessati avranno cinque giorni per rispondere all’invito che dovrà documentare l’avvenuta immunizzazione o «l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo vaccinale». Pena la sospensione dal lavoro senza retribuzione, fino a somministrazione avvenuta.
È composto da 30 medici (su 3.275, compresi gli odontoiatri iscritti all’Ordine di Pescara e provincia) 100 infermieri, 40 operatori socio sanitari e 130 amministrativi degli ospedali di Pescara, Popoli e Penne, l’esercito di coloro che a nove mesi dall’avvio (il 27 dicembre 2020 la sperimentazione, il 2 gennaio 2021 la partenza ufficiale) della campagna vaccinale.
Ai primi di settembre sono partite le verifiche della posizione di ogni singolo operatore sanitario non vaccinato da parte di una commissione composta da direttori amministrativi e coordinatori della funzione territoriale Asl, istituita sulla base del decreto legge 44/2021, convertito con le modificazioni nella legge del 28 maggio, numero 76, articolo 4, che prevede l’adozione del protocollo Asl definito nella delibera 1406 firmata dal manager Asl, Vincenzo Ciamponi. Le valutazioni sono in dirittura d’arrivo. E martedì è prevista la spedizione di 300 lettere, a meno che alcuni di loro non abbiano provveduto negli ultimi giorni a presentare alla Asl la documentazione di avvenuta vaccinazione e a questo punto tali nominativi già compaiono negli elenchi regionali dei vaccinati.
Tra le ipotesi per le quali amministrativi e personale sanitario non abbiano effettuato la profilassi a questa data, il fatto che molti di loro potrebbero aver contratto il Covid durante la fase più acuta della pandemia per cui sarebbero esenti dalla somministrazione anti coronavirus per almeno sei mesi. Oppure, altri, potrebbero soffrire di patologie specifiche per cui non è possibile la vaccinazione per motivi di salute. Le ragioni, dunque, potrebbero non essere legate alla mera resistenza alla profilassi vaccinale.La sospensione dal lavoro, è spiegato nella delibera Asl, dura fino «all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021». Per i soggetti non obbligati alle vaccinazioni, la deliberazione Asl prevede che «per il periodo in cui la vaccinazione è omessa o differita, comunque non oltre il 31 dicembre, i soggetti non obbligati in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico curante, in caso di accertato pericolo per la salute» saranno destinati «a mansioni anche diverse senza decurtazione della retribuzione». L’importante è allontanare il personale dal contatto con i pazienti in modo da evitare rischi di contagio. Per tutti gli altri, una volta ricevute le lettere, la Asl «invita l’interessato a produrre, entro cinque giorni dalla ricezione, la documentazione comprovante la vaccinazione» oppure la spiegazione delle ragioni per le quali non è possibile la profilassi. Ed entro i successivi tre giorni l’interessato dovrà produrre i certificati necessari attestanti l’avvenuta somministrazione. Decorsi i termini, e accertata l’inosservanza dell’obbligo, l’azienda sanitaria procederà alla sospensione (o aspettativa non retribuita) dei sanitari «dalle prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali e che comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio». Durante questo periodo, il personale sospeso non sarà stipendiato. Prima dell’assegnazione del dipendente a nuove mansioni, è previsto anche «l’azzeramento delle ferie residue delle precedenti annualità».

