Trentanove anni fa la candidatura di Luigi Polacchi

7 Ottobre 2014

PENNE. Ci fu un abruzzese che sognò il Premio Nobel per la letteratura nel 1975, e il suo nome è sconosciuto ai molti. Si chiamava Luigi Polacchi, nato a Penne centoventi anni fa da nobile famiglia,...

PENNE. Ci fu un abruzzese che sognò il Premio Nobel per la letteratura nel 1975, e il suo nome è sconosciuto ai molti. Si chiamava Luigi Polacchi, nato a Penne centoventi anni fa da nobile famiglia, definito il Vate del Risorgimento italiano, celebrato e amato anche da Gabriele d’Annunzio. La sua produzione letteraria fu vastissima, ma l’opera più importante lasciata ai posteri è il “Poema nazionale degli italiani - Italide”, composta di 62 canti e 58 mila versi. Una targa in suo onore si trova al liceo classico Giulio Cesare di Roma, dove fu docente dal 1949 al 1964, mentre a Pescara una targa è al Conservatorio di musica e una piccola targa è nascosta sotto il busto di de Cesaris, in via delle Caserme. Una strada è stata a lui intitolata sotto a San Silvestro.

Volontario in entrambe le guerre mondiali, fu il primo Provveditore agli studi di Pescara, e nel 1944 questa nomina lo portò a riorganizzare le scuole. Fu lui a ipotizzare per primo l’unione di Pescara e Chieti in una città dal nome Teaterno, e nella sua casa di via Tassoni passarono i nomi più importanti della cultura italiana, da Giovanni Gentile a Ignazio Silone, da Trilussa e Ennio Flaiano. Ebbe fitti carteggi con d’Annunzio, Benedetto Croce e Pirandello. Fu anche giornalista e scrittore. A lui si deve la fondazione, già nel 1942, insieme all’allora preside del liceo classico di Pescara Donato Petronio, del Libero istituto di Lettere, Diritto ed Economia e commercio, che sei anni dopo divenne Libera Università abruzzese degli studi. Polacchi, in poche parole, è il padre dell’università di Chieti-Pescara. Tornando alla sua opera maggiore, “Italide”, è una lettura del Risorgimento in chiave epica suddivisa in due parti: la prima in 40 canti stampata nel 1937 e la seconda dei restanti 22 canti terminata nel 1960. Collaborò con la Treccani e il Saggiatore, e con riviste specializzate come la Nuova Rivista Pedagogica, Psiche e Tempi Nostri. La sua produzione letteraria proseguì attraverso articoli e studi. Nel 1975 la candidatura al Nobel, un riconoscimento che attese fino al 1988, anno della sua morte. Ignorato dalla critica letteraria, Polacchi rischierebbe di sparire anche dalla memoria se la figlia Maria Antonietta non si battesse ogni anno, e ad ogni anniversario, affinchè venga ricordato degnamente. (l.d.f.)

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