Tribunale delle imprese: è Borgia il presidente Bcc

12 Agosto 2017

Respinto dai giudici aquilani il ricorso dei sostenitori della lista Falconio Il contenzioso verteva sulla nomina dei vertici dell’istituto nell’aprile 2015

PESCARA. Ancora guai per i sostenitori della lista di Filippo Falconio che volevano mandare a casa il consiglio di amministrazione della Bcc di Cappelle sul Tavo, contrastando il risultato elettorale che sancì, il 26 aprile 2015, la riconferma del presidente Michele Borgia alla guida della banca.
Il Tribunale delle imprese dell’Aquila, con sentenza pubblicata lo scorso 2 agosto, ha dichiarato «inammissibile» l’impugnazione proposta dai ricorrenti nel tentativo di dichiarare illegittima la delibera assembleare degli organi eletti al vertice dell'istituto, e li ha condannati in solido tra loro al pagamento delle spese di lite. Si tratta, comprese tasse e contributi, di circa 40mila euro.
Ad adire l’azione legale erano stati in diciannove, tra parenti a vario titolo, candidati e sostenitori della lista Falconio: Fabrizio Cortese, Luciano Fortuna, Antonio Lazzarini, Carla Mantini, Teodora Saraceni, Costantino Fortuna, Antonio Babore, Vincenzo Mantini, Francesca Prencipe, Pasquale Prencipe, Gennaro Falconio, Alessandra Costantini, Giambattista Coletta, Paolo Di Blasio, Stefano Di Blasio, Roberto Di Blasio, Teresa D’Olimpio, Michele Blasiotti e un’ultima persona, recentemente scomparsa.
Tutti rappresentati dall’avvocato Maurizio De Nardis, che è anche socio della Bcc. Quella del Tribunale delle imprese aquilano è una delle diverse iniziative giudiziarie (sia civili sia penali) promossa nel tentativo di sovvertire il risultato elettorale che ha visto la sconfitta del candidato alla presidenza Filippo Falconio e della cordata di imprenditori che lo sostenevano, in prima fila il presidente del Pescara calcio Daniele Sebastiani e Marco Sciarra (tra i candidati). E così, la fazione perdente aveva sporto querela nei confronti di Borgia, avviando una serie di esposti presso le istituzioni pubbliche e proponendo un ricorso all’Aquila con il quale, oltre a impugnare il verbale dell’assemblea che aveva proclamato la vittoria elettorale della lista Borgia, veniva chiesta, in via cautelare, la nomina di un commissario giudiziale e il sequestro conservativo dei beni patrimoniali del presidente Borgia e degli amministratori della banca eletti nell’assemblea di due anni fa.
Il nome di Falconio non appare in alcun ricorso, mentre ci sono quelli di molti suoi familiari, tra cui la madre, Teodora Saraceni, la moglie Alessandra Costantini, il fratello Gennaro, la moglie di quest’ultimo, Francesca Prencipe, il cognato Carlo Costantini (nella denuncia penale). Tra i nomi, spicca anche quello di Paolo Di Blasio, già sindaco e consigliere comunale di Montesilvano che, insieme ai figli Stefano e Roberto, alla storica segretaria di studio Teresa D’Olimpio e al noto costruttore montesilvanese Michele Blasiotti, è stato tra coloro che sono ricorsi al giudice delle imprese, citando in giudizio Borgia e gli amministratori della banca.
Partite al fine di verificare presunte irregolarità commesse dalla lista Borgia, nel corso delle indagini è emerso che alcuni soci della banca avevano dichiarato agli inquirenti di avere rilasciato e consegnato le deleghe in bianco a candidati e sostenitori della lista Falconio.
Ne è pertanto scaturito un nuovo filone di inchiesta che ha messo nei guai due notai pescaresi, Grazia Buta e Marco Faieta, i quali, secondo quanto sarebbe emerso a seguito delle testimonianze dei soci sentiti dagli inquirenti, avevano autenticato senza la presenza del socio intestatario le deleghe raccolte in bianco dai candidati e dai sostenitori della lista Falconio.
In quanto a Borgia, si limita a dire che «sono stati i miei avvocati Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo a comunicarmi l’esito di questo giudizio, io sono quotidianamente impegnato a svolgere con passione e dedizione il mio ruolo per i soci e per la banca. La carica istituzionale che rivesto mi impedisce tra l’altro di rilasciare interviste su tali argomenti, tuttavia esprimo sincera fiducia nel naturale corso della giustizia».
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