Tris di film italiani in corsa per il Leone a Venezia

La paura di avere figli, un viaggio a Belgrado e la ricerca dell’immortalità nelle opere di Johnson, Piccioni e Parenti-D’Anolfi
C'è tanta Italia alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, con tre titoli in corsa per il Leone d’Oro, molti nelle sezioni collaterali e le attesissime prime due puntate della serie tv di Paolo Sorrentino “The Young Pope” con Jude Law.
A competere nella selezione ufficiale sarà per l’Italia un tris di film dal sapore molto diverso. “Piuma” di Roan Johnson, che sarà presentato alla Mostra il 5 settembre, racconta una delle paure più contemporanee: quella di avere figli, di uscire da quell’adolescenza prolungata concessa anche fuori tempo massimo a chi ancora non è diventato genitore. Un timore che il regista conosce bene: «Con Ottavia Madeddu, che è la mia compagna, Davide Lantieri e Carlotta Massimi abbiamo iniziato a scrivere questo film quattro anni fa: perché ce la facevamo addosso al pensiero di fare un figlio e volevamo provare ad esorcizzare questa paura. Adesso siamo tutti genitori e Ottavia e Carlotta sono di nuovo incinte».
La paura è stata vinta scrivendo la storia di due ragazzi di diciotto anni, Cate (Blu Yoshimi, già vista in “Arianna” di Carlo Lavagna) e Ferro (Luigi Fedele) che nell’anno degli esami di maturità, con un viaggio in Marocco già organizzato e il futuro ancora pieno di punti di domanda, scoprono di aspettare una bimba e, nonostante tutti li scoraggino, decidono di tenerla. Quella di Johnson, nato a Londra da padre inglese e madre italiana ma cresciuto a Pisa, è una commedia sì, ma con tanti sprazzi di emozione e poesia, come accadeva anche nei suoi film precedenti, “I primi della lista” e “Fino a qui tutto bene”, e già il trailer fa intuire che sarà uno dei titoli che più facilmente conquisteranno il pubblico del Lido.
Ci sono giovani vite in cambiamento anche nel film in concorso “Questi giorni” di Giuseppe Piccioni, in programma l’8 settembre. Le protagoniste sono quattro amiche universitarie che decidono di fare un viaggio a Belgrado per seguire una di loro (Marta Gastini, la Giulia Farnese della serie tv francese “I Borgia”) attratta da un’improbabile occasione di lavoro nella città serba. Come spesso accade a vent’anni, il viaggio sarà un motivo di conferma e messa in discussione della loro amicizia. Nel cast anche Margherita Buy, al suo sesto film con Piccioni dopo “Chiedi la luna”, “Condannato a nozze”, “Cuori al verde”, “Fuori dal mondo”, “Il rosso e il blu”.
Il terzo italiano in corsa per il Leone d’Oro è un documentario, “Spira Mirabilis” (4 settembre) della coppia (anche nella vita) Martina Parenti e Massimo D’Anolfi, bravi documentaristi già autori di “Materia oscura” e “L’infinita fabbrica del Duomo”. Stavolta vanno alla ricerca dell’immortalità seguendo diverse storie nel mondo, da quella di uno scienziato giapponese che è riuscito a far riprodurre nel suo laboratorio una specie di medusa “immortale” a quella di una donna sacra indiana lakota.
Tra i titoli Fuori Concorso da segnalare il ritorno di Kim Rossi Stuart alla regia con “Tommaso”, storia di un attore tormentato dal suo rapporto con le donne, i documentari “Assalto al cielo” di Francesco Munzi sulle lotte politiche extraparlamentari del decennio 1967-1977 e “Our war” di Bruno Chiaravallotti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri su tre occidentali che combattono contro lo stato islamico in Siria, più “Liberami” di Federica Di Giacomo sull’esorcismo in Italia (presentato in Orizzonti), e “Robinù” di Michele Santoro sui baby boss della camorra (nella sezione Cinema in Giardino).
E poi ancora l’anteprima del nuovo film di Gabriele Muccino, “L’estate addosso”, un’altra storia di un’estate di formazione sentimentale e al mondo adulto per quattro ventenni in viaggio negli Usa, che uscirà poi nelle sale italiane a stretto giro, il 15 settembre. Dalle Giornate degli Autori potrebbe uscire uno dei titoli-sorpresa, “Indivisibili” di Edoardo De Angelis (in sala poi dal 29 settembre), storia di due gemelle siamesi che mantengono la famiglia cantando ai matrimoni in uno dei territori più sregolati e per certi versi surreali del Paese: Castel Volturno in provincia di Caserta. La Settimana della Critica ha scelto invece l’opera prima di Irene Dionisio “Le ultime cose”, ritratto di tre esistenze che si incrociano nella disperazione di un monte dei pegni.
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