Trisi e gli altri tre ai domiciliari, il gip: «Prove cristallizzate»

20 Giugno 2023

Arresti a casa per il dirigente, De Leonibus e i due pusher E per i collaboratori è attesa la decisione sull’interdizione

PESCARA. Ieri mattina i quattro destinatari della misura cautelare eseguita lunedì della scorsa settimana per lo scandalo degli appalti pilotati al Comune di Pescara hanno lasciato il carcere, per gli arresti domiciliari.
Il provvedimento è stato firmato dal gip Fabrizio Cingolani che ha dato corso alle istanze presentate dai difensori dell'ex dirigente Fabrizio Trisi, dell’imprenditore Vincenzo De Leonibus, destinatario di un gran numero di appalti di massima urgenza assegnatigli dal suo amico Trisi con il quale condivideva anche l’assunzione di cocaina, e dei due spacciatori che secondo l’accusa rifornivano di droga i primi due: Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio. Determinante, per la decisione, anche il parere favorevole espresso dai magistrati titolari dell'inchiesta, Anna Benigni e Luca Sciarretta.
TRISI Per quanto riguarda Trisi, il giudice sostiene che le esigenze cautelari possono essere ormai garantite anche con «la più tenue misura degli arresti domiciliari, in relazione all’eventuale reiterazione del reato connessa alle intervenute dimissioni dall’incarico dirigenziale nel Comune (risalenti a data successiva al deposito della misura)». E ancora il gip ribadisce anche «l’assenza del pericolo di inquinamento probatorio, sottolineato dai pm nel proprio parere, benché detto pericolo sia già stato escluso in sede di ordinanza cautelare, in forza della valutazione, allo stato degli atti, del pieno raggiungimento della prova sulla colpevolezza dell’indagato».
DE LEONIBUS Un concetto che la procura evidenzia anche per l’imprenditore, e cioè che, per quanto riguarda l’accusa, le prove necessarie contro i due sarebbero già cristallizzate negli atti del procedimento.
De Leonibus, in sede di interrogatorio di garanzia (durante il quale né Trisi né lui hanno risposto alle domande del gip), aveva comunque sottoscritto le sue dimissioni dall’incarico di amministratore della società e aveva contestualmente provveduto «alle nomine di un amministratore esterno alla famiglia De Leonibus, a cui la società è riconducibile, nonché del direttore tecnico per l’esecuzione degli adempimenti connessi agli appalti in corso».
GLI SPACCIATORI Per quanto riguarda i due pusher Vincenzo Ciarelli e Pino Mauro Marcaurelio ai quali è contestato solo il reato di spaccio, il giudice ha tenuto conto della minore probabilità di reiterazione del reato, evincibile dalle dichiarazioni pienamente confessorie (per Marcaurelio) e sostanzialmente confessorie (per Ciarelli).
I DUE DIPENDENTI INDAGATI Intanto, per completare la misura cautelare originaria, il gip deve ancora decidere sulla misura interdittiva nei confronti di altri due indagati: i dipendenti del Comune, Jairo Ricordi e Gianluca Centorame, accusati di peculato, e che nell’interrogatorio si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il reato contestato, che potrebbe far decidere il gip per una sospensione dal lavoro, riguarda l’uso improprio delle autovetture d’ufficio da parte dei due dipendenti.
«Si è potuto apprezzare come», si legge nelle carte dell’inchiesta , «a volte i due utilizzino la vettura del Comune di Pescara per raggiungere i ristoranti dove De Leonibus offre loro il pranzo, per disbrigare faccende familiari, per raggiungere le proprie abitazioni e financo per recarsi ad acquistare lo stupefacente». E per conclamare questo utilizzo improprio, vengono riportate delle conversazioni come quella tra Centorame e Ricordi, quando il primo dice: «ma ti rendi conto che sei uno scampato con la macchina: tu vai in giro con questa macchina che è del Comune e ti conosce tutta Pescara! La macchina è riconoscibilissima». Oppure quando Centorame dice a De Leonibus che prenderà la Panda del Comune e afferma: «Tanto quella il pomeriggio non serve a nessuno», e l'imprenditore risponde: «Gianluca fa tipo... auto gestione». E ancora Centorame a Ricordi spiega che «andrà più tardi al lavoro anche se ha la macchina del Comune, tanto risulta che l’ha presa Fabrizio (Trisi) e se qualcuno lo cerca adesso metterà il telefono in modalità aereo e chiede a Gianluca di far sparire il registro (delle auto in uscita)».
Oppure quando Ricordi chiama Centorame e gli dice che «la macchina non aveva neanche un po’ di benzina, quindi adesso ci sta portando i bambini a scuola, poi va a fare un’altra commissione e poi la riporterà in ufficio: “Io ho impegni - dice Jairo - e vengo a lavorare a tempo perso”. Ma anche lo stesso Trisi a volte rimproverare i due, quando ad esempio si rende conto che Ricordi stava ancora a casa a dormire e gli urla: «Merda, alza il culo e vieni qui stronzo!». Lo doveva raggiungere alla “Tana delle Tigri”, l’appartamento dove giocavano a carte, bevevano, sniffavano cocaina e aggiustavano gli appalti insieme a De Leonibus.