«Troppe bugie»: un libro fa infuriare la famiglia Pica

29 Marzo 2016

In un volume raccolte testimonianze sulla scomparsa dell’ex moglie di Berghella I congiunti insorgono: s’indaghi piuttosto su chi era interessato ai beni di Silvana

PESCARA. La raccontano come una donna brillante, bella e colta che un destino ingrato e qualche parente serpente l’aveva fatta sprofondare nella solitudine più nera della sua malattia bipolare. Solitudine e isolamento in cui sarebbe rimasta se un bel giorno, all’improvviso, la famiglia dell’ex marito non si fosse decisa a intervenire per fargli recuperare il rapporto con il figlio, nel frattempo 25enne e fino a quel giorno cresciuto da nonna e zia materne.

La storia di Silvana Pica, comunque la si racconti, continua a fare acqua da tutte le parti mentre di lei non si hanno notizie dal 17 gennaio del 2012. Liquidato dalla Procura con un’archiviazione che va di pari passo con le indagini all’acqua di rose portate avanti dai carabinieri che sin dall’inizio, davanti alla scomparsa di una donna con problemi mentali, hanno preso sotto gamba la vicenda, il caso di Silvana Pica è ancora pieno di incongruenze e di leggerezze investigative. A cominciare dai dieci giorni che trascorrono dalla scomparsa di Silvana alla denuncia di scomparsa fatta su sollecitazione della dottoressa che l’aveva in cura al centro di igiene mentale, mentre il presunto responsabile del suo allontanamento potrebbe avere avuto il tempo non solo di rifare le chiavi della stanza dell’appartamento che la 57enne condivideva con alcune romene in viale Marconi, ma anche di sistemarla come meglio conveniva. Ma è solo l’inizio, con il maresciallo a cui inizialmente furono affidate le indagini (poi affidate al Nucleo operativo mentre il maresciallo chiese il trasferimento), che consente al cognato della donna di frugare con lui tra le cose di Silvana lasciate nella stanza trovata sottosopra nel secondo sopralluogo fatto e sollecitato da Marcello Berghella. Lo stesso così bravo, in quel frangente, a trasformarsi in un vero e proprio Sherlock Holmes capace di lasciare i carabinieri a bocca aperta quando si fa cadere l’occhio su una borsa da viaggio chiusa con un lucchetto e in cui vengono trovate le corrispondenze bancarie di Silvana, o quando, come racconta lui stesso, «il mio sguardo viene catturato dal cassettone della persiana sopra al letto di Silvana. In corrispondenza dell’avvolgibile ho notato che le viti superiori erano leggermente svitate rispetto alle altre».

Al carabiniere che dopo la «scoperta» sale su una sedia per controllare le viti, sempre Berghella chiede «di controllare e appurare se quello potesse essere un altro nascondiglio di Silvana e lui mi confermò che poteva esserlo perché il lato adiacente le due viti era privo di polvere e calcinacci, al contrario di tutto il resto dell’area, dove la polvere era presente in gran quantità come i micro calcinacci». Dunque, è l’ipotesi di Berghella, Silvana aveva anche trovato un luogo che pensava sicuro dove nascondere i piccoli oggetti come l’orologio, i soldi e il braccialetto che lui e sempre lui indica ai carabinieri come oggetti scomparsi insieme alla somma di 3.500 euro. Ma evidentemente, qualcuno gliel’ha rubati.

A distanza di quattro anni e due mesi dalla scomparsa, il giallo di Silvana Pica risulta annacquato da una messinscena dietro l’altra, come appare la borsa ritrovata in mezzo al mare due mesi dopo la sua scomparsa senza che il corpo sia mai emerso, e come la ciocca di capelli e il blister delle sue medicine recapitate all’investigatore privato a cui si era affidato Berghella e che gli accertamenti successivi indicarono sì come capelli di Silvana, ma capelli presi da una spazzola facilmente reperibile nella sua stanza. Tanti particolari, tanti colpi di scena, tanti appelli e prese di distanza, come quelle dell’ex marito Vincenzo Berghella, che hanno finito per fare solo confusione. Ha provato a rimetterli insieme un libro, “La vita sospesa di Silvana Pica tra ricerca e indagine”scritto da Ilaria D’Agostino a ottobre 2013 e sponsorizzato dall’associazione Penelope con la presidente nazionale Elisa Pozza Tasca che ha preso a cuore il caso al punto da scrivere la prefazione del libro e da indicare all’epoca come referente regionale dell’associazione che si occupa delle persone scomparse Rossella Zaffiri, compagna di Marcello Berghella e amica della povera Silvana. Un volume di cento pagine tra testimonanze, ricostruzioni e ricordi su Silvana del figlio, delle amiche, della stessa Zaffiri e naturalmente del cognato, che è arrivato tra le mani della famiglia di origine di Silvana, i Pica-Napoleone, solo pochi mesi fa, poco prima di Natale. Il tempo di leggere e rileggere le accuse e le illazioni nei loro confronti, a cominciare dall’aver voluto allontanare Silvana dalla casa e dal figlio, ed ecco la reazione: «La famiglia Pica-Napoleone è indignatissima per quello che è stato detto e scritto su questo libro senza interpellare la famiglia diretta di Silvana. Una cosa allucinante la ricostruzione fatta da questa autrice che non sappiamo chi sia, e gli interventi fatti da certe signore. C’è da chiedersi come si siano potute permettere di commentare una storia su cui andrebbero fatti ben altri approfondimenti. Piuttosto»; sottolineano i familiari di Silvana, «cercassero di far riaprire il caso: bisogna indagare sulle persone che hanno avuto gli ultimi contatti con Silvana e sui beni di cui Silvana era intestataria e che potevano far gola a qualcuno che potrebbe aver visto in Silvana l’ultima chance di salvezza. Senza dimenticare l’udienza in programma due giorni dopo la sua scomparsa che la vedeva contro l’ex marito per la spartizione dei beni di cui erano cointestatari».

I beni di Silvana erano metà dello studio medico di via Regina Margherita del dottor Vincenzo Berghella, un garage e l’usufrutto dell’appartamento di via Lamarmora lasciato dal padre a Silvana (al figlio la nuda proprietà). «Perché non si indaga su questo?» protesta la famiglia che indica i beni di Silvana come presunto movente di chi l’ha fatta scomparire o l’ha indotta a farlo. La sera della scomparsa, come risulta dai tabulati telefonici pretesi dal cognato Marcello Berghella e come ricostruisce l’autrice del libro, la suocera di Silvana alla quale avrebbe chiesto ospitalità per poi essere cacciata, chiama il figlio Vincenzo dalle 19,10 alle 20,27 per 13 volte. Alle 20,30 Silvana viene vista da una sua vecchia amica mentre si allontana a piedi lungo via De Amicis verso corso Vittorio. Marcello Berghella, il cognato che non smette di cercarla, l’aveva sentita al telefono la mattina.

Che fine ha fatto Silvana?

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