«Troppi appartamenti per piano» Scoperti gli abusi edilizi del 1974 In via Adige, 48 anni fa, un costruttore realizzò 8 alloggi anziché 5 e il Comune disse: «Tutto in regola» Ma, adesso, le case sono fuorilegge: senza certificato di agibilità, vendere gli immobili è un’impresa

30 Agosto 2022

MONTESILVANO. Un palazzo di tre piani, costruito nel 1974 dalla ditta Abruzzo srl in via Adige, vicino alla pineta di Santa Filomena e al mare. A distanza di 48 anni, quel palazzo si ritrova...

MONTESILVANO. Un palazzo di tre piani, costruito nel 1974 dalla ditta Abruzzo srl in via Adige, vicino alla pineta di Santa Filomena e al mare. A distanza di 48 anni, quel palazzo si ritrova improvvisamente fuorilegge e vendere gli appartamenti è un’impresa. Il perché lo rivela una sentenza del Tar di Pescara, firmata dal presidente Paolo Passoni: «A fronte di un progetto che prevedeva la realizzazione di 5 alloggi al secondo piano, il costruttore ne ha realizzati 8». Tre appartamenti in più che, però, nella Montesilvano del 1977 sono passati inosservati tanto che, dice il Tar, «il Comune – pur in presenza della difformità – con provvedimento del 20 luglio 1977 ha attestato che “la costruzione è conforme al progetto tecnico approvato e alla licenza edilizia rilasciata il 4 febbraio 1974” e ha dichiarato abitabile l’immobile».
La sentenza non accende soltanto una disputa di diritto amministrativo: il caso, adesso, si riverbera nella quotidianità degli inquilini che si ritrovano a vivere in un edificio che potrebbe essere bollato come “abusivo” e, quindi, soggetto anche all’abbattimento. È un’ipotesi di scuola ma niente affatto campata in aria. Sì perché il regolamento edilizio di Montesilvano contiene una norma: la scalinata interna di un palazzo può servire «massimo» 4 alloggi. E in questo caso ce ne sono 4 di troppo. Un guazzabuglio in grado di mettere alle strette anche uno che di edilizia cittadina se ne intende, cioè Vladimiro Lotorio, costruttore ed ex consigliere comunale all’epoca della Margherita. Porta proprio la firma di Lotorio il ricorso al Tar sul caso dell’appartamento “fantasma”: nel 2017, con una Scia in sanatoria, il precedente proprietario ha tentato di regolarizzare l’assenza del certificato di agibilità ma, dal Comune, è arrivato un no: «La Scia non può essere accolta». Lotorio, poi compratore di quell’appartamento, ha impugnato il rifiuto del Comune davanti al Tar per ottenere la conferma di una situazione «nota, avallata e tollerata»: sul ricorso, redatto dagli avvocati Francesco Mastrovalerio e Cesidio Buccilli, Lotorio ha sostenuto che «il Comune era ed è stato sin dal 1974 perfettamente cosciente della realizzazione da parte del costruttore del fabbricato, ora in via Fortore 5, di un numero di alloggi superiore a quelli indicati nel progetto licenziato il 4 febbraio 1974 e lo stesso ente locale era a conoscenza della superficie del suo appartamento, poiché – ai fini della riscossione della tassa sui rifiuti – aveva sempre applicato l’aliquota di legge su di una superficie di 21 metri quadrati». Secondo Lotorio, «appare francamente ingiusto prima che illegittimo il provvedimento adottato (e confermato) di rigetto della Scia che era espressamente tesa a formalizzare una situazione nota, avallata e tollerata dalla pubblica amministrazione per oltre 40 anni». Ma il Tar ha respinto il ricorso e, come in un gioco dell’oca, la pedina torna all’inizio.